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Foto di Andrea Casà

Foto di Andrea Casà

L'ANALISI.SuperSilvio vince, chi ha perso e chi ha pareggiato

L'ANALISI A FREDDO DEL GIORNALISTA RAFFADALESE SALVO DI BENEDETTO SULLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE

Dopo aver smaltito (non del tutto) la sbornia delle nottati elettorali è giusto tentare di fare un'analisi un po' più approfondita del voto.

Ad aver vinto (e non è una banalità) è sicuramente Silvio Cuffaro. Che, quasi da solo, senza cioè l'aiuto di nessun potente e di nessun partito, ha dimostrato di godere della fiducia e della stima della maggioranza dei raffadalesi.

Una maggioranza risicata, obietterà qualcuno, si d'accordo, ma è da disonesti non ammettere che senza il "papocchio" della lista "Noi per Raffadali", il risultato sarebbe stato molto più netto e di certo non ci sarebbe stato tutto quel bailamme della pazza notte della Repubblica e quello che ne seguirà.

Silvio ha vinto contro un avversario forte che rappresentava una novità nella politica raffadalese, e ha dimostrato che, nonostante tutto, è ancora molto amato a Raffadali, quantunque non tutti i suoi amici abbiano remato nella stessa direzione.

A Silvio va soprattutto il merito di aver riunificato gran parte del centro-destra, mettendo insieme tutte quelle anime che in un passato recente avevano dimostrato di non poter convivere.

Poi, nella campagna elettorale, ci ha messo molto di suo. Ha praticamente affrontato i comizi quasi sempre da solo e ha stravinto il confronto a distanza con il suo avversario, a cui è mancata un po' di esperienza e un pizzico di spavalderia.

Ma il merito più grande di Silvio è aver messo in campo il suo coraggio. Sapeva e sa ancora che non sarà facile amministrare questo paese, ma nonostante ciò, si è voluto mettere in gioco, rischiando parecchio, anzi tutto.

Se è abbastanza chiaro identificare il vero vincitore, più ampio si presenta invece il panorama che comprende gli sconfitti.

Ha perso sicuramente Piero Giglione (era lui il candidato) che ha avuto il coraggio di sfidare Cuffaro pur sapendo di non aver dietro di sé nemmeno tutto il suo partito e alla fine è arrivato vicinissimo al pareggio.

Ma hanno perso anche gli strateghi del PD, non solo a livello locale, che non sono stati in grado di capire che il percorso che andava fatto prima di arrivare alla definizione di un candidato doveva essere ben diverso.

Una sconfitta, dell'unico vero partito che si presentava a queste amministrative a Raffadali, il più importante in Italia, in Sicilia e anche a Raffadali, che governa la nazione, la regione e amministra nella maggioranza delle amministrazioni locali, incapace però di trascinare Giglione alla vittoria, pur arrivandoci molto vicino.

Una sconfitta che non potrà non causare una resa dei conti all'interno del partito che necessita (sono i suoi giovani militanti stessi ad affermarlo) di un profondo e reale rinnovamento che, deve seguire a una epurazione e una conseguente rinascita.

Ma l'attesa del ricorso potrebbe congelare la situazione per diversi mesi e anche in questo caso possiamo dire che si tratti di un quasi pareggio e non di una vera sconfitta.

Di certo ha perso chi, anche questa volta, ha cercato fino all'ultimo di capire quale fosse il carro del vincitore, per salirci sopra, ma alla fine ha scelto quello sbagliato.

Ha perso chi, pur di far perdere Cuffaro, nonostante rivestisse un ruolo di prestigio, non si è preoccupato di farsi trascinare in manovre azzardate, perdendo alla fine, forse non la faccia, ma certamente parte della sua credibilità.

Ha perso chi, pur di sconfiggere Cuffaro ha rinnegato la sua storia, le sue origini, il suo passato e persino il suo pensiero, senza alla fine riuscirci.

Ha perso chi, ha malconsigliato Giglione di non accettare un confronto pubblico con l'avversario, dando la sensazione di non avere rispetto per i cittadini e poco interesse per un chiarimento a quattrocchi sui diversi argomenti della campagna elettorale.

Ha perso chi, non è stato bravissimo nel fingere di appoggiare Giglione, ma i numeri finali parlano chiaro.

Ha perso chi, accecato dall'astio misto a odio nei confronti di Cuffaro, è stato un esempio di voltagabbanismo e opportunismo, suscitando riprovazione e disgusto nei sentimenti della gente ed è stato forse il miglior spot per la sua campagna elettorale.

Ha perso chi, pur di far perdere Cuffaro, non ha esitato a contrarre matrimoni solo di interesse, ma che nascondevano un odio reciproco, e che alla fine ha prodotto questi risultati e cioè un divorzio dopo solo un paio di mesi di luna di miele.

Ha perso chi, infischiandosene della sensibilità del proprio elettorato (una volta fiero della sua identità) ha forzatamente mischiato la vecchia bandiera del PCI con quella del Nuovo Centro Destra di Alfano, un tempo, non molto remoto, delfino e scudiero dell'odiato Berlusconi.

Ha perso chi, non riflettendo a fondo sul vero ruolo che è stato chiamato a rivestire, si è apertamente schierato da una parte, senza una vera ragione e senza conoscere a fondo fatti e persone.

Ha perso chi, continua a criticare certi modi di fare politica, facendone, invece, il suo credo.

Ha perso chi, dall'alto della sua carica è venuto a Raffadali dicendo, a parole, di non voler essere il giudice di nessuno, ma facendolo, di fatto, con ogni sua frase, e ha proposto una sorta di referendum tra "I Cuffaro" e gli altri, e alla fine ha perso, scappando e facendo marcia indietro nella notte della Repubblica.

Hanno perso anche coloro i quali, chiamati in soccorso, si sono prestati, a comando e in coro, a un tentativo di screditamento di Cuffaro, con risultati poco incoraggianti.

Hanno perso (in entrambi gli schieramenti): alcuni candidati, loro sostenitori, rappresentanti di lista che pensano che una competizione elettorale sia una guerra e l'ira bellicosa ha fatto perdere loro (a chi ce l'ha) il lume della ragione.

L'elenco sarebbe ancora lunghissimo, ma completarlo forse sminuirebbe i meriti del vincitore e dei suoi amici, e non è giusto.

Perché Silvio Cuffaro, ripetiamo, ha dimostrato, quasi da solo (senza amici importanti) ma circondato dai suoi fidati alleati di godere della stima, del rispetto e della fiducia della maggioranza dei raffadalesi.

Lui forse non lo dirà mai, e, probabilmente, non gradirà che lo si dica: ma questa vittoria rappresenta una prima rivincita della sua famiglia dopo alcuni anni di sofferenza, trascorsi con estrema dignità e compostezza.

Un primo segno, forse, di un'inversione di tendenza, in attesa di vivere, dopo la seconda gioia del 2015 e cioè l'elezione a sindaco, la prima gioia, quella di veder nuovamente riunita la famiglia, esattamente fra sei mesi.

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