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Giovanna Vinti: otto marzo, non una festa ma un giorno per riflettere

Forse è necessario riappropriarsi di questa giornata, farla ridiventare un momento di riflessione e di confronto, non per superate lotte tra sessi, ma per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza e credono nella pace e nella solidarietà umana.

Il capogruppo, in consiglio comunale, del Patto per il Territorio, Giovanna Vinti, ex assessore alla solidarietà sociale e alle pari opportunità, ci ha fatto pervenire un suo pensiero riguardo alla giornata dell’otto marzo che viene celebrata oggi in tutto il mondo. Questo l’intervento del consigliere Vinti:

”Seppur da lontano, è da alcune settimane che non torno a Raffadali, voglio offrire il mio modesto contributo a una ricorrenza, come quella dell’otto marzo che sento ancora viva dentro di me. Sono certa che l’amministrazione comunale o altre associazioni avranno organizzato qualcosa per questa giornata, ma ho pensato ugualmente di offrire il mio pensiero.

Come tutti sanno le origini della festa dell'8 Marzo risalgono al 1908, quando le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, ma l'8 marzo, il proprietario, Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire.

Scoppiò un incendio e le 129 operaie prigioniere all'interno morirono arse dalle fiamme.  Tra loro vi erano molte immigrate, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano di affrancarsi dalla miseria, con il lavoro.  

In ricordo di questa tragedia, Rosa Luxemburg propose questa data come una giornata di lotta internazionale, a favore delle donne. Non una festa, dunque, ma un giorno per riflettere sulla condizione femminile e per organizzare lotte per migliorare le condizioni di vita della donna: in questo modo la data dell'8 marzo assunse col tempo un'importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il proprio riscatto. 

Nel corso degli anni si è però perduto il vero significato di questa ricorrenza, e, mentre la maggioranza delle donne occidentali, approfitta di questa giornata per uscire da sola con le amiche, per concedersi una serata diversa,  i commercianti ne approfittano per sfruttarne le potenzialità commerciali.

Così molte donne che rifiutano l'immagine della donna proposta dalla società odierna, per anni hanno smesso di riconoscersi in questa giornata. Ma le condizioni che ne fecero una giornata di lotta, non sono state rimosse e ancora la donna è troppo spesso ultima tra gli ultimi.

Forse è necessario riappropriarsi di questa giornata,  farla ridiventare un momento di riflessione e di confronto, non per superate lotte tra sessi, ma per rinnovare le alleanze tra tutti coloro che rifiutano la sopraffazione e la violenza e credono nella pace e nella solidarietà umana.   

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