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L'ex sindaco Angelo Balsamo

L'ex sindaco Angelo Balsamo

"Testimonianza aggiustata per vincere la causa", scontro su nuove prove in appello

La procura generale vuole che si acquisisca il verbale di interrogatorio di un imputato che ha cambiato rotta e, dopo la condanna per favoreggiamento, accusa l'ex sindaco

La procura generale aveva chiesto di sentire uno degli imputati, in seguito alla ritrattazione e alla decisione di accusare l'ex sindaco di avergli proposto un pacchetto di voti per la candidatura della figlia in consiglio comunale in cambio del suo interessamento a fare "aggiustare" una testimonianza.

La difesa si era opposta chiedendo di produrre altri documenti che spiegherebbero l'improvviso cambio di rotta. La Corte avrebbe dovuto decidere ma c'è stata l'ulteriore richiesta di produrre una nuova denuncia. Il 12 gennaio i giudici di appello prenderanno una decisione. Il cinquantottenne Carmelo Malfitano, dipendente di un'impresa di onoranze funebri, dopo sei anni fa retromarcia e accusa l'ex sindaco di Licata Angelo Balsamo, sotto processo nella qualità di avvocato.

In appello è stata chiesta la condanna a 5 anni per falsa testimonianza, corruzione in atti giudiziari e calunnia. Il sostituto procuratore generale Caterina Bartolozzi, nelle scorse settimane, ha depositato un verbale di interrogatorio reso da uno degli imputati, ovvero Malfitano, imputato di favoreggiamento nei confronti dello stesso Balsamo.

Il verbale, sottoscritto il 27 luglio davanti al procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, fa luce su alcuni aspetti della vicenda, in particolare sull'accusa di corruzione, esclusa dai giudici di primo grado. Malfitano, la cui difesa chiede di produrre una nuova denuncia, racconta di avere ricevuto da Balsamo la promessa di un pacchetto di 30 o 40 voti per la figlia come ricompensa per convincere due sorelle a ritirare le denunce nei suoi confronti e poi per indurre una donna, che sarebbe stata "comprata" per mentire in udienza, a raccontare il falso ai pm.

Balsamo, 63 anni, arrestato il 13 gennaio del 2014, quando era sindaco di Licata, è accusato di avere truccato una testimonianza per fare vincere una causa a una cliente che, adesso, è parte civile (con l'assistenza dell'avvocato Leonardo Marino) perchè sarebbe stata calunniata dall'imputata.

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