Licata

L'universitas di Licata, recuperato il più antico sigillo sulla carta: è un patrimonio inedito

Il ritrovamento è stato possibile grazie all’equipe del fondo Antico della biblioteca Comunale Luigi Vitali

Recuperato il più antico sigillo su carta, unico superstite del XVI secolo, raffigurante il Comune di Licata. Un vero e proprio "cimelio" storico per la città governata dal sindaco Galanti.  Il ritrovamento è stato possibile grazie all’equipe del fondo Antico della biblioteca Comunale Luigi Vitali di Licata durante le operazioni di ricognizione e studio del vastissimo e in gran parte inedito patrimonio archivistico del Comune.

"Il sigillo è stato apposto su un documento prodotto dall’ 'attuario' del Comune di Licata il 13 Dicembre del 1591 - scrive lo staff del Fondo Antico guidato da Angelo Mazzerbo e composto da Concetta Domicolo e Gervasio Mallia - per il rilascio di un testamento in copia conforme all’originale su richiesta di un discendente della nobilissima famiglia Celestri, la quale, tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500 si trasferì dal ragusano (Modica e Santa Croce Camerina) a Licata. Il documento proviene dalla Conservatoria del Comune, il luogo in cui erano registrati e conservati tutti gli atti importanti della Città, ragion per cui, è stato firmato dai tre Giurati (Amministratori) della città, Giovan Battista Formica, Bernardo de Gueli e Domenico de Averna ed è stato autenticato con il sigillo raffigurante la città marinara: “quattro torri di disugual altezza che si innalzano su una rocca merlata circoscritta dal mare”. Le quattro torri rappresenterebbero le quattro fortezze un tempo esistenti a Licata: Il Castel San Giacomo, Il Bastione di Mangiacasale, La Torre Gioietta e il Castel Nuovo (Quartiere). Nel sigillo non è rappresentata l’Aquila nel cui petto, secondo l’araldica ufficiale della città, sono inscritte le quattro torri. Il documento - conclude lo staff del Fondo Antico – riporta anche i nomi di alcuni notai del xvi secolo: Agostino de Aratro, Giovanni Luigi de Adaldo, Matteo Giangreco e Matteo Parisio".

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