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La chiesa del Carmine

La chiesa del Carmine

Restauro concluso, dopo 2 anni viene riconsegnata la chiesa del Carmine

Il sovrintendente Michele Benfari: "L'intervento di messa in sicurezza e restauro conservativo ha riguardato la copertura dell'edificio sacro e ha realizzato il recupero delle capriate originali, mantenendo integra la memoria storica della fabbrica della chiesa"

La chiesa del Carmine di Licata, dopo 2 anni di chiusura al culto, viene riconsegnata alla città. L'intervento di restauro, finanziato dal fondo edifici di culto del ministero dell'Interno e diretto dalla Sovrintendenza di Agrigento, verrà presentato giovedì, alle 18,30.  

"L'intervento di messa in sicurezza e restauro conservativo ha riguardato la copertura dell'edificio sacro e ha realizzato il recupero delle capriate originali, mantenendo integra la memoria storica della fabbrica della chiesa - ha spiegato il sovrintendente di Agrigento Michele Benfari - . Inoltre è stato consolidato e riqualificato l'interno della chiesa e sono state messe in sicurezza e restaurate alcune decorazioni a stucco. L'iniziativa è frutto della sinergica collaborazione tra la Soprintendenza, la Prefettura, l'ufficio Beni culturali ed Ecclesiastici dell'Arcidiocesi di Agrigento, mentre gli interventi di restauro architettonico già compiuti rivestono particolare interesse in quanto hanno consentito la conoscenza della fabbrica anche dal punto di vista storico e delle sue stratificazioni, nonché del suo stato di conservazione".

Alla riconsegna del monumento alla città di Licata prenderanno parte il cardinale Francesco Montenegro, il prefetto di Agrigento, il soprintendente per i Beni culturali e ambientali Michele Benfari, il dirigente della sezione per i Beni architettonici e storico-artistici Bernardo Agrò, il direttore dell'ufficio Beni culturali ecclesiastici Giuseppe Pontillo, il sindaco di Licata. 

La chiesa e il convento del Carmine 

Il complesso monumentale del Carmine di Licata, appartenente al patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell'Interno, è uno dei più importanti e ricchi di storia della città, essendo legato alla figura e al culto del Santo patrono, Sant'Angelo, martire carmelitano. Di esso fa parte la Chiesa del Carmine.
La fondazione della chiesa e del convento dei Padri Carmelitani risale al XII secolo, mentre la chiesa subì nel tempo grandi trasformazioni e ampliamenti. Nella prima metà del XVIII secolo si configura l'aspetto attuale dell'edificio sacro, la cui facciata è stata progettata nel 1748 dall'architetto e alto prelato trapanese Giovan Biagio Amico, autore a Licata nel 1750 del prospetto del complesso monumentale di San Francesco d'Assisi. Biagio Amico, sacerdote, valente architetto e intellettuale teologo,nel suo stile risente fortemente dell'architettura barocca romana nelle sue molteplici sfaccettature. Il convento fu più volte ampliato nei secoli, e anche la sua forma attuale si deve alla ristrutturazione di Giovan Biagio Amico. 
L'arredo pittorico della chiesa è dedicato all'agiografia carmelitana, narrata nelle pitture murali dei medaglioni che decorano le pareti. Notevole l'altare cinquecentesco di impronta gaginiana, che oggi custodisce una scultura lignea ottocentesca di San Giuseppe con il bambino, ma precedentemente ospitava una sepoltura nobiliare marmorea; Il sarcofago di pertinenza del monumento funebre, come testimoniano l'identità degli stemmi e le fonti archivistiche, appartiene a un cavaliere Gerosolmitano, ed è oggi custodito presso il Museo della Badia di Licata; l'opera, databile al secolo XVI, ci richiama agli stretti legami delle famiglie nobili Licatesi con i cavalieri di Malta.
Altri importanti sepolcri nobiliari oggi sono custoditi all'interno della chiesa, essendo precedentemente allocati all'interno del complesso monumentale del Carmine maggiore, che vide la committenza e la devozione delle più importanti dinastie nobiliari di Licata. I monumenti funebri marmorei, di epoca rinascimentale e barocca, sono dedicati ai Baroni Palma Minafria (1579) e Andrea Minafria (1576), Antonia Belvisa (1607), Giovan Battista Formica (1626), Antonio Serrovira (1637), Tommaso Impellizzeri (1663).
Completano il corredo pittorico della chiesa del Carmine due grandi pale d'altare dipinte nel 1732 da Giuseppe Felici, pittore gesuita nato a Trapani nel 1656; Felici, di formazione caravaggesca, giunge al seguito delle maestranze che realizzarono il prospetto e l'impianto settecentesco della chiesa. I grandi dipinti raffiguranti Le stimmate di Santa Maria Maddalena de Pazzi e il Transito di San Giuseppe, sono firmati e datati 1732.
 

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