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Martedì, 24 Maggio 2022
Licata Licata

Sequestrato il porto di Licata, il Comune si costituisce parte civile: "Vogliamo la verità"

Il commissario straordinario, Maria Grazia Brandara: "Dobbiamo tutelare la nostra immagine"

E’ stato sequestrato il porto turistico di Licata. Ventidue gli indagati per i reati in materia e per occupazione del demanio marittimo. Il Comune di Licata preso atto della vicenda, intende costituirsi parte civile sin dall’udienza davanti al Gup. I

Inchiesta sul porto di Licata, altri 22 indagati

"Con riferimento alle notizie di stampa, ed in particolare al contenuto della conferenza stampa tenuta dal Signor Procuratore della Repubblica di Agrigento l’8 marzo scorso – ha dichiarato il commissario Brandara – la mia presa di posizione è netta e chiara: ho già impartito formale direttiva affinchè il Comune di costituisca parte civile già dall’udienza innanzi al Gup. Ed analoga disposizione  seguirà laddove dovessero seguire altre richieste di rinvio a giudizio. L’amministrazione, infatti, ha tutto il dovere di tutelare ui propri interessi e la propria immagine, affidandosi con totale fiducia al giudice chiamato a dipanare ogni aspetto della vicenda facendo emergere la verità, qualunque essa sia".

"Sottratti al Comune 7 milioni di euro", chiesti due rinvii a giudizio

"Sono stati sottratti sette milioni di euro alle casse del Comune di Licata grazie a un rapporto confidenziale del tutto anomalo fra il dirigente dell'Utc Vincenzo Ortega e l'imprenditore nisseno Francesco Geraci che ha realizzato il porto turistico e tutte le strutture commerciali connesse senza pagare gli oneri concessori".

Queste le parole  del procuratore Luigi Patronaggio e del pubblico ministero Alessandra Russo, che nel corso di una recente conferenza stampa hanno illustrato tutto quello che è emerso dalle indagini. 

"L'indagine principale - ha spiegato Patronaggio - verteva sul mancato pagamento degli oneri concessori da parte dell'imprenditore Geraci che ha costruito decine di locali destinati ad attività commerciali senza pagare un euro al Comune. A segnalarlo è stata anche l'associazione "A testa alta di Licata".

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