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Vittima e imputato

Vittima e imputato

"Uccise lo zio per contrasti economici", azzerata udienza preliminare

L'imputato è il diciannovenne Giuseppe Volpe, il gup ha disposto delle intercettazioni ed è incompatibile

Il giudice Alessandra Vella è incompatibile a trattare il processo nei confronti del diciannovenne Giuseppe Volpe, reo confesso dell’omicidio dello zio, Giacinto Marzullo, 52 anni, perché ha disposto alcune intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta. L’udienza preliminare a carico del giovane licatese si celebrerà davanti al giudice Francesco Provenzano, a partire dal 19 aprile. All’udienza precedente i difensori, gli avvocati Gaetano Timineri e Rossella Scrimali, avevano chiesto il giudizio abbreviato condizionato all’esame di due testimoni. Una richiesta alla quale, in parte, si era opposta il pm Gloria Andreoli e sulla quale il giudice avrebbe dovuto pronunciarsi ieri. Il figlio e la moglie della vittima si costituiranno parte civile con l’assistenza degli avvocati Santo Lucia e Antonio Montana. In realtà l’esame del fascicolo ha accertato che lo stesso giudice aveva firmato dei decreti che autorizzavano le intercettazioni diventando, automaticamente, incompatibile.

Marzullo, agricoltore e muratore, è stato ucciso il 18 agosto scorso. Il suo corpo è stato trovato crivellato di colpi in un appezzamento di terreno vicino alla rotonda per la località balneare di "Mollarella". I poliziotti della squadra mobile, due giorni dopo, su incarico della Procura – l’inchiesta è stata condotta dal pm Carlo Cinque e dal procuratore Luigi Patronaggio – hanno sottoposto a fermo Volpe, figlio della sorella della vittima, che avrebbe fatto fuoco dopo l’ennesimo litigio. Fra Marzullo e la sorella i rapporti si erano incrinati da tempo per questioni di natura economica. Volpe, che durante l’interrogatorio di convalida del fermo, davanti al gip Stefano Zammuto, si era avvalso della facoltà di non rispondere, aveva confessato alla polizia, in piena notte, di avere ucciso lo zio con quattordici colpi di pistola calibro 9 per 21 e che l’arma, a un certo punto, si era anche inceppata. Volpe e la madre, Domenica Marzullo, secondo la ricostruzione dell’episodio, erano andati a trovare nel suo fondo Giacinto Marzullo per l'ennesimo chiarimento. Tra i due fratelli i rapporti erano pessimi da tempo, soprattutto per questioni di soldi. La vittima infatti accusava la sorella di essersi appropriata per diversi anni della pensione dell’anziano padre (poco meno di duemila euro al mese), nonché di 150 mila euro provenienti da una zia, che in questo modo, pare volesse ricompensare Domenica Marzullo di averle fatto da badante per un lungo periodo. 

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