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Giovedì, 26 Maggio 2022
Licata Licata

Spedizione punitiva con sprangate al volto, gli imputati si difendono

La vittima sarebbe stata bloccata all'alba, portata in un casolare e massacrato di botte quasi fino alla morte

“Conosciamo il nostro connazionale di vista perché la mattina, prima di andare a lavorare nei campi, ci troviamo insieme in un bar di Licata ma non siamo stati noi ad aggredirlo né avremmo avuto alcun motivo di farlo”: i quattro imputati – rumeni di nascita ma da sempre residenti nell'Agrigentino – finiti in carcere con l’accusa di avere sequestrato e tentato di uccidere un conoscente, si difendono davanti al gup. Il processo, in corso davanti al giudice dell’udienza preliminare Stefano Zammuto, si sta celebrando con il rito abbreviato.

I difensori degli imputati, però, gli avvocati Angelo Benvenuto e Giuseppe Zucchetto, hanno chiesto di sentire gli imputati prima di passare alle conclusioni delle parti come prevede il giudizio speciale che esclude altre prove oltre quelle emerse nella fase delle indagini preliminari. I quattro imputati sono tuttora in carcere sulla base di un’ordinanza cautelare emessa dal gip di Agrigento, Alfonso Malato. Si tratta di Joan Mindirigiu, 38 anni, residente a Ravanusa; Gheorghe Bodgan Tanase, 20 anni di Licata; Alin Dragos Rauta, 30 anni, di Grotte; e Iosif Dobrea, 37 anni, di Grotte.

Sono accusati di tentato omicidio, rapina e violenza privata. All’origine della violenta spedizione punitiva, avvenuta a Licata il 17 dicembre dell’anno scorso, ci sarebbe una precedente aggressione ai danni del fratello di Mindirigiu di cui era sospettato un connazionale.

Mindirigiu gli avrebbe coperto il volto con una coperta e gli altri tre lo avrebbero strattonato per costringerlo – da lì l’accusa di violenza privata – a seguirlo all’interno dello scalo ferroviario, posto lontano da occhi indiscreti. Lì sarebbe stato massacrato a sprangate alla testa e al volto. 

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