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Giro di cocaina e prostituzione, la prescrizione cancella molte accuse

Sette gli imputati, accusati di avere allestito un traffico di droga e squillo in alcuni locali

Giri di prostituzione e cocaina nei locali notturni di Licata: la prescrizione cancella le accuse di favoreggiamento e sfruttamento delle squillo. Il pubblico ministero Emiliana Busto lo ha fatto presente al processo, in corso davanti al collegio di giudici della seconda sezione, presieduto da Giuseppe Miceli, annunciando anche la rinuncia ad alcuni testi che sarebbero stati chiamati a confermare l’ipotesi accusatoria legata alla presenza di alcune case di prostituzione. Gli imputati del dibattimento, dopo che altri quattro hanno scelto strategie processuali diverse, sono sette. Si tratta di Mario Zirafi, 46 anni, di Licata; Elisabetta Agata Adorna, 46 anni, di Catania; Arcangelo Torregrossa, 54 anni, di Licata; Antonio Boccadoro, 46 anni, di Misterbianco; Michelangelo Saporito, 49 anni, di Caltanissetta, Gicu Radu, 38 anni, originario della Romania ma residente a Licata e Salvatore Spiteri, 36 anni, di Licata. 

Le accuse ipotizzate a carico degli imputati (difesi fra gli altri dagli avvocati Davide Casà, Giuseppe Glicerio e Angelo Trigona) sono di detenzione ai fini di spaccio di droga, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. I fatti, però, sono molto vecchi. Le accuse legate alla legge sulla prostituzione risalgono a dieci anni addietro e sono ormai cadute in prescrizione. Zirafi, in particolare, secondo l’accusa avrebbe allestito un giro di prostituzione all’interno del locale Antheo e le ragazze, di varie nazionalità, gli avrebbero consegnato una percentuale degli incassi. Adorna e un altro coimputato, la cui posizione è stata definita a parte, avrebbero invece curato i rapporti con la clientela dando istruzioni alle prostitute sul tipo di comportamento da tenere e sulle prestazioni sessuali che avrebbero dovuto svolgere. Accusa analoga per Radu che avrebbe favorito e sfruttato diverse ragazze di nazionalità rumena mettendo in contatto prostitute e clienti e indicando i luoghi dove avrebbero dovuto consumare rapporti.

Già nel marzo del 2015, la posizione di Miloud Akil, detto Milo, 35 anni, nato in Marocco ma da tempo residente a Licata, era stata chiarita. L'uomo - rappresentato e difeso dall'avvocato Francesco Lumia - aveva scelto il rito abbreviato e dunque la sua posizione era stata estrapolata dal rito ordinario. Nel marzo del 2015, il trentacinquenne Miloud Akil, detto Milo, è stato assolto con formula piena: "perché il fatto non sussiste".

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