Licata

Brogli per il porticciolo turistico, falsa partenza del processo di appello

Slitta la requisitoria del procuratore generale, la Procura ha impugnato le assoluzioni per abuso di ufficio

I manufatti, ritenuti abusivi, al porticciolo turistico

Riparte, in Corte di appello, il processo sul caso dei presunti abusi legati alla costruzione del porticciolo turistico di Licata. Alla prima udienza erano stati acquisiti alcuni documenti. Le conclusioni del magistrato della pubblica accusa, in seguito a una richiesta di rinvio della difesa, slittano al primo luglio. 

La Procura di Agrigento ha appellato la sentenza, emessa il 7 gennaio dell'anno scorso dal gup Giuseppe Miceli che, al termine del processo con rito abbreviato, ha condannato il solo Luigi Francesco Geraci, 76  imprenditore di Sommatino, titolare della società “Iniziative immobiliari” che ha realizzato il progetto, per l'accusa di averlo costruito in maniera abusiva e su un'area demaniale, escludendo le accuse più gravi, vale a dire i presunti brogli che gli avrebbero consentito di non pagare al Comune gli oneri concessori che sono stati quantificati in 7 milioni di euro e realizzare alcune varianti illegittime.

Il solo Geraci, quindi, era stato condannato a tre mesi di arresto; assolto - invece - per abuso di ufficio come altri tre imputati. Sono il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Licata, Vincenzo Ortega; Andrea Occhipinti, 51 anni, a capo del dipartimento finanziario e Giuseppa Maria Pia Amato, 61 anni, responsabile del Suap. Il caso è di nuovo in discussione in Corte di appello. 

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