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"Non ci fu alcun abuso di ufficio nell'accorpamento di due aree", prosciolti ex sindaco e altri 15 indagati

Il gip Alfonso Malato, su richiesta del pm Silvia Baldi, chiude il caso scaturito da una serie di esposti contro l'ex primo cittadino di Licata, Angelo Graci, e gli assessori della sua giunta

L'ex sindaco di Licata, Angelo Graci

“Non sono emersi elementi utili per la ulteriore prosecuzione delle indagini e comunque per sostenere l’accusa in giudizio”: il gip Alfonso Malato, dopo avere ordinato un supplemento istruttorio alla Procura della Repubblica, dispone l’archiviazione dell’inchiesta a carico dell’ex sindaco di Licata, Angelo Graci, e di altre quindici persone.

Lo stesso pubblico ministero Silvia Baldi, dopo che la collega Antonella Pandolfi ha svolto una nuova istruttoria, aveva chiesto al gip di chiudere il caso ritenendo che non vi fosse alcun reato nell'accorpamento di due aree del Comune in un’unica macro area che avrebbe dovuto raggruppare diversi servizi. Il giudice delle indagini preliminari, Alfonso Malato, in un primo momento, aveva deciso di fissare un’udienza per ascoltare tutte le parti.

Il magistrato, dopo l’udienza, aveva chiesto al pm di accertare se ci fosse stato un maggiore esborso in termini di erogazione di stipendi, circostanza decisiva per valutare l’abuso di ufficio. L’indagine era scaturita da una serie di esposti, in parte anonimi e in parte firmati. Insieme a Graci erano finite sotto inchieste altre quindici persone. Si tratta degli assessori della sua giunta e di alcune figure dirigenziali del Comune di Licata che avrebbero firmato le direttive che hanno dato vita al raggruppamento di due aree che avrebbero potuto provocare un danno economico all’ente secondo gli autori dell’esposto. 

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I reati ipotizzati, come atto dovuto in seguito alle denunce che segnalavano alcune irregolarità nell’operazione realizzata dalla giunta e dai vertici degli uffici, erano l’abuso di ufficio e la turbativa d’asta. 

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