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"Deve scontare otto mesi per violazione della sorveglianza", arrestato Lo Giudice

L'ordinanza, che colloca l'ex assessore regionale ai Lavori pubblici, è stata emessa dal dal tribunale di Sorveglianza di Palermo ed è stata eseguita dalla polizia

Vincenzo Lo Giudice

In esecuzione di un'ordinanza emessa dal tribunale di Sorveglianza di Palermo, il commissariato di polizia di Canicattì ha sottoposto Vincenzo Lo Giudice alla misura della detenzione domiciliare. Dovrà espiare la pena di mesi 8 di reclusione poiché riconosciuto colpevole del reato di violazione alle prescrizioni della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.

Vincenzo Lo Giudice è l'ex assessore regionale ai Lavori pubblici che venne arrestato, nel 2004, nell'ambito dell'inchiesta denominata "Alta Mafia".

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L’ex parlamentare regionale deve scontare una pena di 8 mesi di reclusione poiché riconosciuto colpevole del reato di violazione alle prescrizioni della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. La vicenda si riferisce ad un episodio avvenuto il 28 luglio 2013, quando a Canicattì era stata convocata una seduta straordinaria del consiglio comunale per festeggiare il centesimo compleanno dell’arciprete monsignor Vincenzo Restivo. A quell’appuntamento si presentò Lo Giudice che, dopo la detenzione in carcere, avrebbe dovuto rispettare una serie di prescrizioni. La polizia, in quella occasione, inviò una relazione di servizio all’autorità giudiziaria per la presenza in aula, tra il pubblico, di alcuni esponenti politici tra cui l’ex assessore. A Lo Giudice, interdetto dai pubblici uffici con obbligo di dimora a Canicattì per 5 anni, era vietato anche di partecipare a manifestazioni pubbliche e incontrare altri pregiudicati. Da qui la condanna. La sentenza è stata adesso confermata in Cassazione. E da ieri Lo Giudice si trova ai domiciliari. 
 

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