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"Spaccio di droga", il giudice assolve due fratelli: "Non hanno commesso il fatto"

I due imputati, difesi dagli avvocati Calogero Meli e Antonio Bordonaro, erano sospettati di aver tentato di occultare un involucro con poco meno di 50 grammi di eroina sotto i sedili del bus

Assoluzione per non avere commesso il fatto. Questa la decisione del giudice monocratico del tribunale di Palermo, Salvatore Flaccovio, che ha scagionato due fratelli canicattinesi dall'accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga. Si tratta di Alessandro e Roberto Li Calzi, 32 e 42 anni. Il loro arresto, al termine di un'operazione dei carabinieri, è scattato il 6 luglio del 2015, a Grotte, alla fermata del pullman che stava facendo la tratta Palermo-Canicattì.

I due imputati, difesi dagli avvocati Calogero Meli e Antonio Bordonaro, erano sospettati di aver tentato di occultare un involucro con poco meno di 50 grammi di eroina sotto i sedili del bus. L'operazione, sulla base di alcune informazioni raccolte dai militari, secondo cui i fratelli Li Calzi erano andati in pullman a Palermo per rifornirsi di droga, era scattata poco prima dell'arrivo al capolinea del mezzo di un'impresa privata che svolgeva il servizio. I militari sono saliti e hanno notato che i due canicattinesi, con un atteggiamento decisamente sospesso e innervosito, cercavano di spostarsi e, in particolare, sedersi sui sedili anteriori provenendo dagli ultimi. I due fratelli sono stati sottoposti ad accurato controllo. Altri militari hanno perquisito il pullman e, sotto i sedili delle ultime file, è stato trovato un involucro con alcuni blocchi di eroina e tre siringhe. Entrambi finirono agli arresti domiciliari con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'accusa, però, non ha retto al vaglio del dibattimento. I difensori, in particolare, hanno sostenuto che “la testimonianza in aula dei carabinieri è stata contraddittoria e non si può escludere, con assoluta certezza, che siano stati altri passeggeri a trasportarla e che il loro movimento alla vista dei carabinieri sia stato finalizzato ad allontanare da loro i sospetti”.

Non gli aveva creduto, invece, il pubblico ministero di udienza che, al termine della requisitoria, aveva chiesto la condanna di entrambi gli imputati a sei anni di carcere e il pagamento di un'ammenda di 10.000 euro.

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