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"Occultò scritture contabili della società", imprenditrice condannata per bancarotta

Due anni e due mesi di reclusione per Maria Di Piazza, ritenuta amministratrice di un'attività che commercializzava container

Due anni e due mesi di reclusione per l’accusa di bancarotta: sono stati inflitti, ieri mattina, dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, nei confronti di Maria Di Piazza, 51 anni, ritenuta amministratrice di fatto di una società, dichiarata fallita nel 2011, di cui – secondo la Procura – sarebbe stata alterata la documentazione contabile e numerosi altri documenti al fine di occultare alcune operazioni. Il pubblico ministero Antonella Pandolfi ipotizzava l’accusa di bancarotta documentale e patrimoniale impropria.

La pena chiesta dal magistrato che rappresenta l'accusa era di quattro anni e sei mesi di reclusione. Il pm, in sostanza, ipotizzava che l’imputata, avesse alterato la ricostruzione contabile della società omettendo alcune scritture per fare in modo che non risultassero alcune operazioni indebite.

Il difensore dell’imputata, l’avvocato Francesco Turoni, aveva invece chiesto l’assoluzione sostenendo che “l’istruttoria dibattimentale non ha mai provato in nessun modo che l’imputata fosse l’amministratrice della società e, in ogni caso, manca la certezza di un nesso fra la sua condotta e il fallimento”. 

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