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"Non violentò amica durante permesso premio", assoluzione per killer di mafia

Il canicattinese Dino Gioacchino Carusotto, 49 anni, era detenuto per scontare una condanna per omicidio

Detenuto da quindici anni per un omicidio maturato nell’ambito della guerra di mafia ottiene un permesso premio e viene accusato di violenza sessuale, maltrattamenti, violenza privata e minaccia ai danni della fidanzata. Il canicattinese Dino Gioacchino Carusotto, 49 anni, viene, però, assolto da tutte le accuse “perché il fatto non sussiste”. La sentenza che scagiona del tutto il canicattinese, difeso dall’avvocato Paolo Ingrao, è stata emessa dal collegio di giudici della prima sezione penale presieduta da Luisa Turco con a latere Giancarlo Caruso e Maria Alessandra Tedde. Il pubblico ministero Antonella Pandolfi, in precedenza, aveva invece chiesto la condanna a sei anni di reclusione.

I fatti contestati risalgono al luglio del 2014. Carusotto era detenuto in carcere da quindici anni con l’accusa di avere avuto un ruolo in un vecchio omicidio di mafia, quello ai danni di Calogero Franco avvenuto il 14 marzo del 1993. Carusotto, dopo quindici anni di carcere, ottiene un permesso premio e può andare cinque giorni a casa, a Canicattì.

In quel breve periodo, dal 20 al 24 luglio del 2010, secondo l’accusa originaria che non ha retto al vaglio del processo, si sarebbe trasformato nell’aguzzino di una donna con cui aveva una relazione e trascorse insieme a lui quel periodo all’interno dell’abitazione. Innanzitutto la donna sarebbe stata costretta a convivere con lui in quei giorni, sarebbe stata inoltre minacciata di morte e brutalmente picchiata. Carusotto, secondo quanto denunciò la donna, l’avrebbe minacciata con un taglierino, scaraventata sul pavimento, colpita con calci e pugni in tutto il corpo e le avrebbe sbattuto la testa contro il muro. 

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