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"I bovini messi in commercio non erano contaminati", sei assoluzioni

Tre veterinari e tre incaricati al trasporto sono stati scagionati dalle accuse di falso e frode nell'esercizio del commercio

Tutti assolti “perché il fatto non sussiste” e “per non avere commesso il fatto”. Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha scagionato dalle accuse di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale e frode nell’esercizio del commercio sei imputati – veterinari e rappresentanti di imprese che commercializzavano i capi di bestiame – finiti sotto processo dopo un’indagine del lontano 2012.

Si tratta di Paolina Lo Bue, 46 anni, di Serradifalco; Paolo Calandra, 49 anni, di Militello Val di Catania (Catania); Giuseppe Salvatore Vella, 62 anni, di Palma di Montechiaro; Giuseppe Pillirone, 47 anni, anche lui di Militello Val di Catania, Lorenzo Pace, 44 anni di Palma di Montechiaro e Rosario Perrone, 55 anni, di Prizzi (Palermo).

"Mancati controlli al macello", chieste sei condanne

L’indagine, particolarmente articolata e complessa, nel corso della quale sono state eseguite delle intercettazioni ambientali, risale al 2012. Ai veterinari Lorenzo Pace e Rosario Perrone (difesi dagli avvocati Antonino Gaziano, Vincenza Gaziano e Filippo Gallina), in servizio al Distretto veterinario di Canicattì, veniva contestato di avere attestato falsamente di avere svolto alcuni accertamenti diagnostici, in particolare relativi alla tubercolosi, nel maggio del 2013. In questo modo, sosteneva l’accusa, trentaquattro bovini di un allevamento di Naro sarebbero stati messi in commercio e sarebbero finiti sulle tavole dei consumatori in assenza dei controlli previsti dalla legge per ragioni legate alla salute e alla salubrità dei prodotti alimentari. 

Pillirone, Calandra, Lo Bue e Vella (difesi anche dagli avvocati Diego Giarratana e Maria Giambra) erano accusati di frode nell’esercizio del commercio perché, simulando lo svolgimento di controlli sanitari, avevano messo in vendita, nel 2012, dei bovini risultati positivi ai corticosteroidi, sostanza anabolizzante. Questa operazione sarebbe stata possibile attraverso la mancata compilazione di alcune schede di trasporto che avrebbero consentito, sempre secondo l’ipotesi dell’accusa che non ha retto al vaglio del processo, di sviare la tracciabilità dei capi di bestiame.

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Pillirone, attraverso una società a lui riconducibile, sarebbe stato l’acquirente di due bovini. Calandra sarebbe stato l’incaricato al trasporto; Lo Bue la titolare della società proprietaria dell’impianto di macellazione e Vella il veterinario ufficiale in servizio nel macello. Il pubblico ministero Calogero Montante (contrariamente a quanto scritto per errore solo nel titolo di un precedente articolo in cui si parlava di condanne già decise) aveva chiesto per tutti condanne fra un anno e un anno e due mesi. 

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