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Gettone da 100 euro invece che da 35, assolti 13 consiglieri comunali

La Corte dei Conti, tuttavia, ha accertato l'illegittimità della somma e getta ombre sugli amministratori degli anni successivi che non avrebbero vigilato

Il gettone era stato calcolato in misura “non consentita dalla normativa”, ma i consiglieri comunali che firmarono quella delibera di aumento alle “stelle” del rimborso per le sedute sono innocenti per la giustizia contabile. 

La Corte dei conti di Palermo ha così assolto gli ex consiglieri comunali Gaetano Cani, Vincenzo Angelo Cuva, Giuseppe De Luca, Fabio Di Benedetto, Francesco Paolo Di Natale, Ettore Di Ventura (oggi sindaco), Diego Ficarra, Rita Guarneri, Renato Li Calzi, Pietro Lionte, Ivan Paci e Mauro Zanchi, in carica nel 2003. A questi era contestato un danno erariale di circa 342mila euro per i gettoni riconosciuti successivamente tra il 2011 e il 2014 ad altri soggetti poi eletti e calcolati utilizzando quanto previsto da questa delibera originaria. “Il Collegio – si legge però nel provvedimento - ritiene che il danno procurato all’ente locale, nei termini proposti dal requirente, non sia dipeso dalla condotta degli odierni convenuti”. La Corte fa un ragionamento abbastanza semplice: se da un lato evidenzia che dalla lettura della deliberazione (dotata dei pareri degli uffici) si evidenzi che il calcolo del gettone sia stata realizzata valutando “unicamente l’opportunità e la congruità in relazione all’impegno richiesto ai consiglieri, senza alcuna seria considerazione del vincolo normativo ed in maniera totalmente divergente dalla proposta di delibera” e che quindi che “quanto erogato in più rispetto a ciò che era legittimamente spettante costituisca danno erariale”, d'altra parte i magistrati sostengono che “deve invece riconoscersi che i consiglieri subentrati avevano l’obbligo di verificare l’effettiva rispondenza del compenso percepito alla disciplina vigente... Incombeva su costoro, pertanto, il dovere di rimediare all’errore da altri commesso riconducendo l’importo del gettone entro la previsione regolamentare, circostanza poi effettivamente verificatasi con la deliberazione del 19.5.2015 che, revocando la contestata deliberazione n. 76/2003, ha fissato il predetto gettone in  30,25 euro”. Quindi, in sintesi, chi ha approvato quella delibera non ha responsabilità diretta, e “il danno non può essere ritenuto conseguenza immediata e diretta della condotta dei convenuti, essendo invece il frutto delle gravissime omissioni dei consiglieri che si sono succeduti negli anni successivi”. Per questo “in mancanza di una delle componenti strutturali dell’illecito, i convenuti vanno assolti da ogni addebito”. Quel che si apre, a leggere le parole della Corte, però, è potenzialmente un nuovo profilo di indagine sugli anni in questione, con nuovi addebiti da avanzare a carico di altri consiglieri comunali fino all'approvazione della deliberà che "sanò" gli errori fatti.

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