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“Dittologie congelate”, il nuovo libro di Federico Li Calzi

La nuova raccolta, frutto di quattro anni di esercizio poetico e di ricerca di forma, arriva...

“Dittologie Congelate” (tra@art 2012- Edizioni Cerrito) è la nuova silloge poetica di Federico Li Calzi, la cui pubblicazione è prevista per il mese di gennaio 2012. Scrittore e imprenditore presso l’azienda di famiglia a Canicattì, Li Calzi da anni s’interessa attivamente di cultura e letteratura, in qualità di componente di un “cenacolo” di poeti e scrittori operante nel territorio. La nuova raccolta, frutto di quattro anni di esercizio poetico e di ricerca di forma, arriva dopo il successo di pubblico e critica ottenuto con l’esordio letterario di “Poetica Coazione” pubblicata nel 2009 “Edizioni Cerrito”. 

“Dittologie Congelate” è la naturale evoluzione della forma di “Poetica Coazione”, sebbene rimangano invariati il pensiero centrale, i sentimenti, l’immagine mitica. Un’opera complessa, sin dal titolo. Il termine “dittologia” in retorica, indica la “congiunzione di due vocaboli simili nel significato e complementari”, e risponde alla tecnica dell’amplificazione. Le numerose tecniche di amplificazione presenti nelle pagine di “Dittologie Congelate” sono alla base della scelta di questo titolo. E’soprattutto un bisogno estetico piuttosto che sentimentale e/o esistenziale, ad aver indotto il giovane intellettuale a scrivere questa seconda opera.

La prefazione, così come in “Poetica Coazione”,  è curata da Nuccio Mula, docente universitario, componente dell’International “Pen” Club e dell’Associazione Internazionale Critici Letterari, mentre la postfazione porta la firma di Enrico Testa, professore straordinario di Storia della lingua italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Genova. I temi affrontati in “Dittologie congelate” sono principalmente il ricordo, il rimpianto, la nostalgia, il passato, l’infanzia, l’incomunicabilità sentimentale fra il protagonista e una donna misteriosa che ha perso da tempo.

Molti degli argomenti non sono volutamente approfonditi, proprio per rendere palpabile l’incomunicabilità. Un concetto che parte dalla copertina, con l’immagine di un noto dipinto di Mark Kostabi. Le  figure rappresentate sono infatti senza volto; la finestra che illumina la stanza e la donna che dorme; un cubo sospeso a mezz'aria che da il senso di astratto e irreale, che è possibile cogliere in molte di queste poesie.

La poesia si risolve tutta nella tecnica di scrittura, che non è volutamente semplice e diretta, “poiché troppo prevedibile e scontata per dare legittimità di levitazione a congrui referenti dell’estro” (Mula). Lo scrittore Federico Li Calzi  non vuole indirizzare la sua opera ad un determinato mercato o nicchia di pubblico. L’obiettivo è scrivere solo ciò che rappresenta il gusto e la tecnica personali, nel pieno spirito della libertà intellettuale. C’è di fondo una ricerca del suono, ed in alcune parti il discorso poetico si distende in un respiro narrativo. E’ un’opera condotta in prima persona ed è ambientata, sul piano spazio-temporale, in una dimensione astratta.

Ad una lettura più attenta di “Dittologie congelate” , si nota un’evoluzione dello stile fino ai limiti di una tecnica consumata, gravida di doppi sensi, figure retoriche di pensiero e di parola, controsensi, tutti tesi a produrre la musicalità del verso. In definitiva, l’ingresso di un linguaggio parlato nel verso, anche se, in genere, il tono permane alto e lirico.

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