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Ha salvato una donna dopo l'esplosione, l'ambulante senegalese: "Urlava aiuto, le ho strappato i vestiti in fiamme"

Ngom Khadim racconta l'eroico gesto al mercato: "C'era fuoco ovunque, la gente correva e scappava"

 

Ha salvato una donna nell'esplosione al mercato di Gela, spegnendole il fuoco dai vestiti e procurandosi delle bruciature alla mano. Nei prossimi giorni, però, rischia di dovere lasciare l'Italia perché la Questura gli ha negato il permesso di soggiorno per via di alcune condanne penali, per fatti di lieve entità, relative fra l'altro ad accuse di rissa, ricettazione e commercio di merce contraffatta. Ngom Khadim, senegalese, mercoledì, giorno del suo trentanovesisimo compleanno, era al lavoro al mercato di Gela, dove aveva allestito una bancarella.

Quando si è verificata l'esplosione di una bombola da un furgoncino, con centinaia di persone in fuga e al centro di un inferno di fuoco e fumo, non ha esitato ad avvicinarsi a una donna con i vestiti in fiamme per aiutarla e trarla in salvo, strappandoglieli e bruciandosi una mano.

"Attorno alle 11 - racconta Khadim - ho sentito un botto mentre sistemavo le bancarelle, mi sono girato e ho visto tante persone che hanno preso fuoco. C'era una signora che gridava, chiedeva aiuto e aveva i vestiti in fiamme. Sono andato di corsa e glieli ho strappati di dosso. Mi ha fatto pena, ho trovato degli stracci e l'ho coperta. Era rimasta con le mutandine". Khadim aggiunge: "Ho cercato di aiutare altre persone ma erano scappati tutti, è stato terribile". 

Lo straniero "eroe", però, rischia di dovere abbandonare l'Italia o diventare clandestino perché, nel frattempo, la Questura di Caltanissetta gli ha notificato il diniego alla proroga del permesso di soggiorno.

Khadim, perfettamente integrato, che ha vissuto per tanti anni nell'Agrigentino e adesso risiede e lavora a Gela, dove ha una compagna, chiede un gesto di clemenza che possa garantirgli di restare in Italia. Il suo difensore, l'avvocato Leonardo Marino, del foro di Agrigento, nel frattempo sta predisponendo una memoria, indirizzata all'ufficio Immigrazione della Questura di Caltanissetta, chiedendo che il gesto venga preso in considerazione come accaduto in passato per fatti simili. 

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