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Massacrati in diretta telefonica per costringere i familiari a pagare, ecco l'odissea dei profughi

 

Il presunto carceriere - il somalo di 23 anni - è stato riconosciuto dai migranti sopravvissuti e giunti all'hotspot di Lampedusa. I migranti - tenuti sequestrati - non erano, secondo quanto emerge da quest'ennesima inchiesta, in una struttura vicina alla costa, ma in un lager dell'entroterra, quasi al limite con il Sudan.

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"Perché sono diverse le strutture dove gli immigrati vengono tenuti prigionieri - è stato reso noto durante la conferenza stampa del capo della Squadra Mobile, Giovanni Minardi, e del vice Vincenzo Di Piazza - prima di partire". E nei lager, dove vengono tenuti sequestrati, vengono seviziati e massacrati anche in diretta telefonica per far sentire ai familiari le sofferenze dei propri cari e dunque costringerli a pagare. Perché riesce a partire verso l'Italia soltanto chi paga il prezzo della propria libertà.  

L’uomo è sospettato di far parte di un’associazione per delinquere, armata, di carattere trasnazionale. E' indiziato dei reati di  tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell'immigrazione. 
 

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