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Da piazza principale con simboli politici e religiosi ad immondezzaio, ecco come è cambiata Agrigentum

 

Quarantanove monete, un applique a forma leonina, tanti pezzi di ceramica e il rinvenimento - certamente non usuale - di frammenti di vetro. L'area del santuario Ellenistico-Romano, nelle vicinanze dell'agorà, è uno scrigno. Da quando sono ripresi gli scavi archeologici ha restituito dei reperti preziosissimi per ricostruire cosa effettivamente sia stata quell'area, la zona del tempio Romano.

A coordinare gli scavi, concentratisi su quella che è stata un'autentica discarica, sono le archeologhe del Parco archeologico "Valle dei Templi": Valentina Caminneci, Maria Serena Rizzo e Maria Concetta Parello.

Nella prima età imperiale, l'area era un settore importante della piazza principale del foro della città romana. Spazio di rappresentanza che aveva i simboli del potere politico e religioso. Lo conferma la scelta di edificare un tempietto di tipo romano, cioè italico, con una architettura diversa dal templare greco. Aveva il tetto spiovente, le pareti cieche ed era circondato da un porticato che in origine era corredato da un apparato di sculture, le statue togate. Alla fine della età romana, tra il quarto ed il quinto secolo, secondo la datazione che suggeriscono i reperti, l'area subisce una profonda trasformazione e diventa una discarica, un gigantesco immondezzaio che copre e distrugge le strutture del tempio dismesso. Quell'area non è, dunque, più il foro della città, ma diventa un'area di servizio.

Rinvenuti, durante gli ultimi giorni di scavo, frammenti di vetro che, per la fragilità del materiale, non è semplice ritrovare. E' il vetro antico di bicchieri, bottiglie, calici, ma anche di lucerne in vetro. Pezzi molto particolari, realizzati per stare sospesi. Pezzi che non sono altro che gli antenati dei nostri lampadari. 

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