Commemorazione della strage di Capaci, Lillo Firetto: "Parlare di mafia non fa più paura ma bisogna tenere alta l'attenzione"

Il sindaco, intervenuto dal palco, ha ricordato la sua giovinezza in una Porto Empedocle funestata dalla guerra Mafia-Stidda

 

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Il sindaco di Agrigento Lillo Firetto, nel suo discorso, a margine del corteo della legalità organizzato in occasione dei 26 anni dalla strage di Capaci, ha voluto ricordare un fatto personale accaduto negli anni della sua giovinezza a Porto Empedocle. La mattina dopo i primi fatti di sangue che funestarono il borgo marinaro e che sono ricordati come "la strage di Porto Empedocle".

"Di acqua sotto i ponti per fortuna ne è passata tanta. Il ricordo di quegli anni, della prima strage di Porto Empedocle, fu il ricordo che si aveva paura. I genitori distoglievano i figli dall'andare in strada a fare marce contro la mafia. Mio padre, che nella vita mi ha consentito di fare ciò che ho voluto fare, ricordo comunque le tensioni. Ricordo che in piazza eravamo solo un paio di persone. Di ragazzi non ve ne erano. Oggi invece i ragazzi non solo sono in piazza, ma hanno anche grande consapevolezza, prepararno le manifestazioni. Per quanto possa apparire una magra consolazione, tuttavia, oggi possiamo dire che il sacrificio di tanta gente è servito per avere ragione di un fenomeno che oggi però si presenta sotto meccanismi nuovi. Iniziative come quella di stamattina - conclude - servono a tenere desta l'attenzione perché lo sviluppo di questa terra ha trovato occlusioni che sono dipese a volte da una classe politica che ha fatto della clientela e della mala amministrazione la bandiera del proprio agire ma, ovviamente, anche dalla mafia, che ha grandemente tarpato le ali del nostro sviluppo".

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