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E' tornata la luce e la gente nella cattedrale di San Gerlando, don Franco: "Agrigento ha bisogno di guardare il cielo"

Dopo otto anni è stata riaperta al culto la chiesa Madre, padre Pontillo: "Ci riappropriamo del simbolo culturale che potrà essere volano di sviluppo"

 

L'attesa è finita, la città di Agrigento si è riappropriata della sua cattedrale. Quando si sono spalancate le porte, la luce ha illuminato la chiesa buia da otto anni. Una folla in festa e gioisa ha accolto l'ingresso dei presbiteri per il pontificale di riapertura al culto. Tra i banchi, tante le personalità presenti ma anche tanta gente comune che attendeva di ritornare a guardare il tripudio barocco che fa da quinta scenica all'altare centrale.

"La cattedrale è ancora una mamma malata", ecco l'omelia del cardinale Montenegro

"La mamma continua a essere malata ma non è più in coma - ha detto emozionato l'arcivescovo di Agrigento, il cardinale Montenegro - . Già questo è un segno di speranza e quando una mamma anche se è malata è in vita è sempre una spinta ai figli a non fermarsi ma ad andare. Abbiamo la fortuna - ha aggiunto il pastore della chiesa agrigentina - di avere una cattedrale in alto e ci aiuta a guardare il cielo, quindi è un invito puntato verso il cielo e Agrigento ha bisogno di guardare lontano e verso il cielo".

"Sono stati otto anni di chiusura, altrettanti di lavoro per arrivare a questo momento - è stato il commento del parroco della cattedrale, don Giuseppe Pontillo - . Un momento importante per la chiesa perchè si riappropria della sua identità religiosa è un momento importante per la città perchè si riappropria non solo della cattedrale ma anche del simbolo culturale che potrà essere di sviluppo e di volano ancora di più per la nostra città". Alla riapertura della cattedrale presente anche il presidente dell'assemblea regionale, Gianfranco Miccichè, la cui famiglia è di origine agrigentina. Miccichè, sulla lunga attesa della comunità ha detto: "Io non credo che nessun politico agrigentino o siciliano si sia tirato indietro nel fare quello che si poteva fare per arrivare ad oggi e ancora per andare avanti per avere la definitiva messa in sicurezza del duomo. Oggi - ha concluso il presidente dell'Ars -  cominciamo a godere di qualche cosa che è successa di positivo, non pensiamo a quello che non è successo prima".

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