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Il centrocampista dell'Akragas, Alessandro Bonaffini

Il centrocampista dell'Akragas, Alessandro Bonaffini

Ciao 2014, lo sport agrigentino chiude con il sorriso

L'anno si chiude con un segno più per lo sport agrigentino, con riserva per il volley. Fila ai botteghini e momenti di relax, non importa se l'amico di fianco è interista o juventino, in quel momento siamo tutti biancazzurri

Lo sport agrigentino ha vissuto un anno intenso. Vittorie, promozioni e addii illustri. A come Akragas, ma non quella dei giganti che riempiono lo stadio "Esseneto", ma A come l'Akragas volley. Un silenzio assordante ha accompagnato l'addio della pallavolo che conta. Agrigento non ha più la sua squadra di volley, non festeggerà - almeno per il momento - nessuna promozione in B1, non riempirà il freddo palazzetto di Aragona per disputare i play-off promozione, o ancora peggio non si sentirà nessun grido al PalaNicosia. La Pallavolo ad Agrigento ha calato il sipario.

Dal silenzio alle urla di gioia dello stadio "Esseneto". Un impianto sportivo che in questo anno ha davvero accolto gente su gente. Il calcio si illumina d'immenso, si perchè solo di quello almeno per adesso si può illuminare. Hanno sudato in tanti su quel manto erboso, riuscendo a conquistare la finale di Fondi - valida con molta teoria, per un posto in LegaPro: giornata dove ogni agrigentino ha avuto il dubbio amletico se partire o meno. Si sono spostati appuntamenti, anticipati pranzi e sperato di colorare Agrigento di biancazzurro. Quella finale è stata persa ai rigori, i play-off li ha vinti la Corregese di Luciano Ligabue. Agrigento ha gremito lo stadio "Esseneto", non lasciando mai soli quei ragazzi che hanno indossato la pesantissima maglia dell'Akragas. Hanno segnato, hanno ricordato e hanno amato quei colori fino all'ultimo. Lo dimostrano le lacrime di quel piccolo Gabriele Aprile emigrato a Monopoli, i saluti di Roberto Assenzio e l'addio di Andrea Saraniti. Ma nella categoria addii, si segna anche quella di mister Pino Rigoli. Quel perfezionista che tanti hanno applaudito. Si è portato via parte dell'entusiasmo, ma poi ad aprire gli occhi ai biancazzurri è stato il "guerriero" Vincenzo Feola. Nuovo allenatore dell'Akragas che con rabbia si è riconquistato ambiente e primato in classifica. La partesi tra Rigoli e Feola è stata dell'umile Betta, una persona pacata e composta che non è riuscita a entrare nei cuori dei tifosi. Serve un "cagnaccio" per prendere di petto l'Akragas, qualcuno che non usi mezzi termini e sappia giocare con cinismo e cattiveria, ecco Vincenzo Feola.

L'Akragas in semifinale playoff, la festa dei giocatori-2

L'Akragas chiude il bilancio annuale in positivo, il salto di categoria è mancato sia per la sconfitta dei play-off ma anche per il buio dello stadio "Esseneto". Un impianto dove la luce non manca di certo, è il PalaMoncada. La Fortitudo ha chiuso l'anno con una sconfitta, ma sfogliando le pagine del 2014 a ritroso si trovano soltanto record e magie. Il merito è si del cash del patron Salvatore Moncada, ma anche delle perle di Cristian Mayer.

Cristian Mayer-2

Il diesse biancazzurro, non sbaglia un colpo. Se Kwame Vaughn poteva essere un colpo di fortuna, con Williams è stata bravura. Un "animale" da parquet, l'americano sta facendo impazzire il PalaMoncada, vederlo giocare è davvero uno spettacolo. Applausi anche per Dudzinki, lo straniero che viene da lontano ha messo sulla buona strada più di una partita. L'applauso va anche a quel giovane Federico Vai, che in panchina gioca le sue partite. In che senso? Gioca poco ma incinta dal primo all'ultimo minuto.

Non si ferma mai, esulta se gli altri infilano perle e si arrabbia se sbagliano ciò che non si deve sbagliare. Federico Vai, è la bella scoperta della Fortitudo. Anche l'Agrigento basket, ha avuto degli addii illustri. Anello e Di Viccaro fanno un pezzo di storia della Fortitudo. Una sorta di cuore biancazzurro che anche da lontano continua a pulsare. La faccia pulita dell'ex numero dieci e la tenacia del palermitano, naturalizzato agrigentino. Non ha fatto la storia della Fortitudo, ma le belle giocate sono passate anche da lui: Fabio Mian, emigrato in serie A ma legato sempre alla "sua" Agrigento. Per lui l'adattamento in Gold non serve, esperienza e perfezione: per coach Franco Ciani. Ha chiuso l'anno bacchettando i suoi, ma a lui devono davvero dedicare un monumento.

Uno che è lontano da Agrigento, ma che porta in alto la Sicilia è Gaetano Monachello. Idolo di Palma di Montechiaro e nuovo bomber del Lanciano. Il giramondo che si sta consacrando al "Norde", per lui solo applausi ed elogi. Nazionale e gol, Monachello fa parte dei bei ricordi di quest'anno che va.

Gaetano Monachello-11

Il 2014 si chiude con un segno più per lo sport agrigentino, con riserva per il volley. Fila ai botteghini e momenti di relax, non importa se l'amico di fianco è interista o juventino, in quel momento siamo tutti biancazzurri.

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