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LO SPORT SALUTA IL 2011: L'alfabeto biancazzurro va dalla A alla D

LO SPORT SALUTA IL 2011: L'alfabeto biancazzurro va dalla A alla D

LO SPORT SALUTA IL 2011: L'alfabeto biancazzurro va dalla A alla D

Gli sprotivi di Agrigento dicono addio al vecchio anno con sorrisi e grandi prospettive, con...

La prefazione del grande libro del 2011 è costellato da illusioni e false partenze. Se lo si sfoglia in ordine partendo dal primo capitolo troviamo un roster di basket costruito per far bene in A dilettanti, un progetto voluto fortemente dal patron Salvatore Moncada. La "sua" Fortitudo si perde nell'arem del grande basket, scivolando pericolosamente in classifica. Una, due, tre e ancora sconfitte, portando la tifoseria al limite della "sopportazione". Moncada si affida al suo ex cestista e oggi direttore sportivo Christian Mayer, che fitto fitto continua a lavorare per restituire un'identità ai suoi ragazzi. La Fortitudo chiude il campionato al quindicesimo posto della serie A dilettanti retrocedendo in serie B dilettanti.

Al PalaEmpedocle tuona l'esonero di coach Esposito. In estate arriva quel nome tanto atteso. Moncada rinuncia alla "Wild Card" e si affida a coach Ciani. Iesolo-Udine-Agrigento: la lunga strada che la "triade" Mayer-Ciani-Moncada intende percorerre. L'obiettivo è lo stesso: tornare da vincenti in quel campionato che ha bistrattato il roster agrigentino. Il presidente continua ad affidarsi al lavoro di Mayer, impeccabile la sua campagna acquisti. Paparella, Di Viccaro, Chiarastella, Di Lascio, Brown e cosi via. I biancazzurri della Fortitudo si presentano alla stampa, con obiettivi comuni e affamati di vittorie. Il patron apre la conferenza stampa di presentazione con una frase che nuovamente fa sorridere il PalaEmpedocle:"Noi siamo abituati a vincere sul campo". La Fortitudo a oggi, è un treno che non conosce fermate, va dritto, spedito verso quella "stazione" chiamata serie A dilettanti, voluta dal mentore Franco Ciani e da tutti i tifosi biancazzurri.

Con la lettera A, non troviamo solo il passato in A dilettanti della Fortitudo, ma troviamo una delle squadre più amate della territorio agrigentino: l'Akragas. Il 2011 della squadra biancazzurra è anch'esso pieno di promesse non mantenute e rischi a bassa quota. La proprietà guidata da Gioacchino Sferrazza, ha lasciato il timone. L'ex patron akragantino, bacchettato più di una volta dal giudice sportivo, si è arreso alle forze maggiori.

Sferrazza, Maraventano, Nobile, Capraro e Martello, la vecchia guardia, hanno fatto si che malgrado tutto e tutti la retrocessione si allontanasse da questa squadra. I "timonieri" hanno portato l'Akragas a battere in una partita al cardiopalma, il Sant'Agata, conquistando di fatto la permanenza nel campionato di Eccellenza. E' un dai e vai continuo, i cugini licatesi festeggiano la serie D e gli agrigentini provano a costruire un futuro sportivo migliore. Tutto iniziò sotto le luci di una trasmissione sportiva, Motisi vecchio sponsor biancazzurro propose un affare al presidente dell'Agrigentina Giovanni Castronovo, squadra che non arrivò per una manciata di punti ai play-off nel campionato di Promozione.

Castronovo raccolse con piacere l'invito costruendo attorno a se il nuovo "impero" a cui fu dato il nome di "Akragas città dei templi". Presentazione e obiettivo prefissato: la serie D. E' una sorta di strano alfabeto lo sport agrigentino, che va dalla A alla D, scavalcando per la B. Tutte categorie sognate e ambite dagli sportivi della città di Pirandello. Lo stesso scrittore agringentino scrisse in una delle sue opere: "Volti la pagina, signora! Se lei volta la pagina, vi legge che non c'è più pazzo al mondo di chi crede d'aver ragione". Si, la storia dell'Akragas è un po' folle. Pazza a talpunto da credere che la nuova Akragas potesse arrivare in serie D.

Prende il comando della nave il tecnico riberese Vincenzo Montalbano. Prima, seconda e terza vittoria, tutto, anzi quasi tutto andava bene. L'unico neo era quella follia di gioco, quei lanci lunghi che facevano mugugnare i tifosi akragantini e gli addetti ai lavori di casa Akragas.

Montalbano è andato via, e quella follia di veder l'Akragas andar lontano ha preso sempre più forma di realtà. Arriva il "senatore" Giuseppe Raffaele, uomo di poche parole che con i fatti regala ai suoi ragazzi bel gioco e soddisfacenti risultati. Il tutto prima di far fronte alla pura follia del derby con il Ribera. Tre espuslioni, due gol subiti e addio primo posto in classifica. Il guardalinee Bruno prende spunto da Luigi Pirandello. "Non andrete mai in serie D": per il giudice di linea è follia veder qualcosa che gli altri non vedono. Castronovo non demorde, Akragas-Ribera diventa un caso nazionale, il ricorso è alle porte. Il 2011 biancazzurro si chiude con i vecchi propositi del lungo alfabeto. Il presidente sceglie ancora la D, una promessa fatta ai tifosi sfidando scaramanzia e terze forze.

Dall'Akragas calcio all'Akragas volley. La squadra del presidente Giovanni Crosta ha chiuso la passata stagione sfiorando il colpaccio. Riparte dai giovani la sua "nuova" Akragas che si affida nuovamente all'esperienza di mister Tani Frinzi Russo, coadiuvato dal giovanissimo Antonio Marchetta e da Luigi Allegra. A quest'ultimo la nomina di direttore sportivo della squadra akragantina. Allegra porta pedine importanti alla corte di Russo, dalla classe '89 Livia Magherini, alle riconferme di Speranza Masiello e Tatiana Lombardo, pilastri del vincente gruppo.

Le pallavoliste biancazzurre partono subito bene, presentazioni e grandi promesse conquistando la stima del loro pubblcio vittoria dopo vittoria. Le agrigentine conquistano il primato in classifica, un team fatto di classe e compattezza, che però si arrende solo alla potenza delle gelesi, eterne rivali anche in questo campionato. L'Akragas volley chiude il suo 2011 inseguendo in classifica, ma la speranza degli addetti ai lavori è quella di trovarsi al primo posto a fine campionato.

I problemi che costellano le "squadre minori" agrigentine, sono la carenza di impianti sportivi. Rugby e pallamano devono arrendersi all'Amministrazione comunale, incapace di dare un futuro sportivo alle suddette squadre. La Miraglia emigra in quel di Racalmuto, costruendo lì la propria fortuna e quindi il proprio futuro. Fortuna e risultati che ambedue le squadre ritrovano passo dopo passo. D'Addeo e Gelo rispettivamente tecnici della Miraglia e della Pallamano Agrigento oggi guardano il 2012 con un pizzico di serenità augurandosi in primis di avere una location adeguata e in secundis di trovar spazio tra le grandi del loro campionato. Lo sport agrigentino saluta il 2011 con sorrisi e grandi prospettive, con sogni che i dirigenti si augurano di trasformare in realtà.

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