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L'angolo del coach, Franco Ciani: "Tra pensieri e impegni"

Il tecnico della Fortitudo Agrigento lascia libero sfogo alle sue sensazioni e ai suoi pensieri. Un angolo raccontato dal sito ufficiale biancazzurro, dove il coach settimanalmente si racconta

"Sicilia, terra splendida, piena di colori, sapori, mozioni e contraddizioni, cui non puoi impedire di penetrare sotto la tua pelle con ammiccante malizia e che sa come conquistarsi un angolo intoccabile nel cuore di chiunque non la viva solo per una vacanza o per un tuffo nel suo mare da sogno; ma anche terra terribilmente lontana da tutto e da tutti, difficile da raggiungere, difficile da lasciare". L'angolo di coach Franco Ciani. Il tecnico della Fortitudo butta giù pensieri e sensazioni della sua avventura in terra agrigentina.

"Ogni trasferta ha i connotati di un distacco sofferto, ogni ritorno è il premio per una faticosa marcia a tappe forzate, per la quale paghiamo il prezzo di potenziali giornate di recupero fisico, dopo gli sforzi delle partite, consumate tra alberghi, furgoni, aeroporti, aerei …. e ancora furgoni, agognando un volto amico o la comodità del proprio divano.

Si badi, non si tratta di una sorta di “celebrazione dell’arte del lamento” o della recriminazione (il mondo, anche il nostro mondo, ne è già saturo e in settimana ne abbiamo avuti fin troppi esempi), ma soltanto di una constatazione atta a meglio comprendere alcune peculiarità delle nostre prossime cinque settimane.

Da qui alla fine di questo 2014 (che non potremo sportivamente che ricordare con gioia e con in bocca il dolce sapore della vittoria e soprattutto del coronamento degli sforzi profusi) partenze e ritorni saranno il nostro pane quotidiano, i check-in e gli imbarchi diverranno appuntamenti costanti e ripetuti, gli allenamenti a orari e in palestre sempre diverse dovranno inevitabilmente divenire il nostro quotidiano e le stanze d’albergo il nostro habitat naturale.

In mezzo a tutto questo tanta vita in comune di quindici persone che mai dovranno dimenticare il perché di tutto questo, il motivo per il quale salire su quegli aerei, lo scopo della nostra vita e del nostro lavoro. Spesso si corre il rischio di farsi fagocitare dai disagi, piuttosto che distrarre dalle novità, facendo passare quasi inconsciamente in secondo piano ciò che veramente di importante c’è, ovvero la partita.

Un pericolo di portata assoluta, soprattutto ora che il dispettoso computer della Lega, dopo averci illuso con le piacevolezze del doppio derby al Palamoncada, ci presenta il conto, sotto forma di ben quattro trasferte da qui al 28 dicembre. Trieste, Biella, Brescia e Mantova, ovvero quattro biglietti di andata e ritorno dall’altra parte della luna, tra nebbie e freddi di un nord che nulla ci vorrà concedere per dovere di ospitalità.

La prima tappa è Trieste (QUASI casa per me, con caratteri tutti maiuscoli per un “quasi” atto a far comprendere quanta ombra di campanile ci sia tra il mio Friuli e la terra Giuliana ….) per il confronto con una Società seria, assai abile a commisurare il proprio passo alla lunghezza della gamba e coraggiosa a lanciare sul proscenio della prima squadra i prodotti di un vivaio che da sempre ha prodotto giocatori di talento puro ed estro inarrivabile, e con una squadra che ha già saputo mietere vittime illustri e insediarsi in una zona play-off che sembrava loro preclusa stando ai pensieri degli opinionisti “ferragostani”.

Qualità tecniche e atletiche, orgoglio, sfrontatezza giovanile amalgamata all’esperienza di un saggio capitano, aggressività difensiva e ritmo offensivo come desiderato e richiesto da un condottiero di mille battaglie come Eugenio Dalmasson: con tutto questo dovremo fare i conti, rispolverando in fretta il piglio di Casale Monferrato e cercando di far dimenticare completamente le amnesie del frusinate.

Ora però è giunto il momento di salutare, la valigia è ancora tutta da preparare ed è importante farlo con cura, senza dimenticare nulla, né l’aggressività difensiva né l’organizzazione dell’attacco, non di certo la preparazione tattica della gara, ma nemmeno l’orgoglio e la volontà di chi ha nel DNA la voglia di imporre il proprio gioco. Di tutto questo ci sarà grande bisogno in quello che senza ombra di dubbio può essere considerato uno scontro con in palio una temporanea supremazia “inter pares” .  Tavolinetto chiuso, cintura allacciata, braccioli abbassati, oscuranti alzati, è ora di dirlo …..team crew ready for take-off".

Franco Ciani

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