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Da Ribera a Praga: Vincenzo Italiano porta la Fiorentina in finale di Conference

L'allenatore dei viola, con il successo di ieri sera contro il Basilea ai supplementari, si è guadagnato la finale in Repubblica Ceca il prossimo 7 giugno: l'avversario sarà il West Ham. Nato in Germania, a soli sei mesi rientra in provincia di Agrigento: da lì un percorso virtuoso, prima da calciatore e poi da allenatore

È nato a Karlsruhe, ma poco dopo la nascita è tornato nella terra dei suoi genitori. I nonni paterni lavoravano in Germania e i suoi genitori decisero di raggiungerli con l’intenzione di stabilirsi lì.

 A soli sei mesi, però, è rientrato a Ribera, la città delle arance. Si narra che da piccolino giocasse a palleggiare con queste, per imitare le grandi leggende del passato. Tra i campi sterrati, dove se cadi male rischi grosso, è cresciuto a pane e pallone.

Vincenzo Italiano, allenatore della Fiorentina, ieri sera ha raggiunto la finale di Conference League: un traguardo molto prestigioso per il tecnico siciliano, che con il suo calcio moderno sta attirando l’interesse anche di club molto blasonati.

I viola hanno battuto 3-1 il Basilea, ribaltando il 2-1 svizzero dell’andata. Un risultato straordinario, che porta a tre le italiane in finale in Europa: dopo l’Inter e la Roma, c’è anche la squadra di Italiano. A tredici anni venne scartato dal Torino, ritenuto dagli osservatori troppo fragile dal punto di vista fisico.

A quindici anni lasciò la famiglia per cominciare concretamente la sua carriera a Partinico: un distacco che gli farà male, come ha sempre dichiarato.

“Nessun limite, solo orizzonti”, una frase che Italiano ripeterà e si ripeterà per tutta la carriera.

Da ragazzino giocava ala destra, gli piaceva crossare. Poi arretra, su input di alcuni tecnici delle formazioni giovanili, il suo raggio d’azione: all’inizio Italiano ci rimane male perché amava fare gol ma questa variazione gli cambierà la vita. Sì, perché da play si fa notare subito dal Trapani, allora in serie C. Al vestire il granata ci arriva dal Partinicaudace, che lo aveva prelevato proprio dal Ribera. Che non sia un giovane “normale” lo si intuisce subito: esordisce in serie D a 15 anni, in serie C1 a 16 e in serie A a 19 anni.

Regista di straordinaria qualità, rigorista impeccabile senza rincorsa: in campo già allenava, guidava i compagni con grande sagacia tattica. Quella che ritroverà qualche anno dopo, in panchina appunto. Da Trapani il grande salto, perché a Verona si innamorano letteralmente di questo ragazzo siciliano: è Rino Foschi a portarlo all’ombra dell’Arena.

Undici anni con la maglia gialloblù dell’Hellas, poi il passaggio al Chievo e al Padova. Perugia e Lumezzane sono gli ultimi club della sua bella carriera da calciatore, poi inizia ad allenare in provincia di Padova nei dilettanti. Praticamente tutta la carriera in Veneto, e da siciliano si trasforma in veneto. Sua moglie è di Verona, i suoi figli sono nati a Verona. Di lui dicono che non riesca mai a staccare, lavora 24 ore su 24. “Essere perfezionista certe volte è una malattia che non ti fa mai pensare ad altro”, ha dichiarato in un’intervista al sito ufficiale della Fiorentina.

Tante le sue fonti d’ispirazione: Zeman, Guardiola, Klopp, Sarri, Luis Enrique. Da Zeman ha ereditato la passione per il 4-3-3 e il suo modo di attaccare a tutto campo. Italiano è definito, da molti, un uomo buono e semplice: ha in dote la genialità dei grandi e l’umiltà dei forti.

Mercoledì 7 giugno, a Praga (la città di Zeman) Vincenzo Italiano da Ribera avrà la chance di far alzare ai viola il secondo trofeo europeo della sua storia, dopo la vittoria della Coppa delle Coppe nella stagione 1960/61.

Prima, però, mercoledì prossimo a Roma c’è un’altra finale da giocare: all’Olimpico la squadra di Italiano sfiderà l’Inter nella finale di Coppa Italia.

Da Ribera a Praga ci sono più di 2260 km di distanza: chissà se Italiano, la sera del 7 giugno, ripenserà agli inizi a casa sua. Dalla provincia di Agrigento tutti fanno il tifo per lui: questa estate, quando tornerà come ogni anno per ricaricarsi, sperano di accogliere l’allenatore che ha riportato la Viola alla vittoria europea.

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