Domenica, 16 Maggio 2021
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Sos agrigentini all'Akragas, l'ex Russello: "Non sapete cosa vi perdete"

Difensore della sua squadra del cuore per qualche anno, la storia del "piccolo" bambino che gioca allo stadio "Esseneto" e che poi ne diventa capitano. Ai biancazzurri manca un agrigentino in rosa, l'opinione di un ex doc

Sos agrigentini in casa Akragas. La società di Agrigento non ha in rosa neanche un giocatore nato ad Agrigento. Un problema che oggi non si è sentito più di tanto sul campo, visto la promozione in serie D sfiorata e il secondo posto consolidato in campionato. Ma un gap che l'Akragas dovrebbe colmare.  

La fascia di capitano, oggi, è sul braccio di un siciliano doc come Agatino Chiavaro, ma fino a qualche tempo fa quella stessa fascia era sul braccio di Gerlando Russello. Ex difensore dell'Akragas, oggi svincolato e a un passo dal Marsala. Abbiamo intervistato l'ex biancazzurro.

"Il mio amore per l'Akragas è smisurato. Ho ricordi indelebili con quella maglia, mi ricordo che da piccolo - racconta Russello - io e i miei amici entravamo allo stadio 'Esseneto' di nascosto. Durante la settimana stavamo lì a giocare  cinque contro cinque, in quel campo che non finiva mai. Questo non lo dimenticherò facilmente. Dopo qualche anno, quel bambino che correva allo stadio, si è ritrovato capitano dell'Akragas, quasi non ci credevo".

Sì è vero, l'Akragas non ha patito la mancanza di giocatori nati ad Agrigento in rosa, ma un agrigentino a rappresentare la squadra del cuore sarebbe davvero tutt'altra cosa. Russello lo ha fatto, essendo anche tra i titolari in quel 17 giugno, giorno che l'ex difensore agrigentino ricorda bene. La finale dei play-off persa con la Cavese, lui la ricorda così: "Mi porterò quella data dentro di me a vita. Nel calcio qualcuno deve pur perdere e noi quell'anno abbiamo perso. Ricordo che allo stadio c'erano tutti i miei parenti, ma anche i miei amici, è stata una giornata iniziata bene e finita nel peggiore dei modi".

Gerlando Russello ripercorre i suoi anni in biancazzurro: "Molti non sanno che quell'anno non dovevo essere io il capitano dell'Akragas, ma Peppe Bennardo. Ricordo che mister Montalbano preferì darla a me la fascia, ed io accettai volentieri. In quei giorni il  malcontento dei tifosi si era fatto già sentire. Ho dato tutto per quei colori, anche qualche litigio con diversi miei amici. Io mi difendevo lo spogliatoio, perchè in quel momento era giusto fare così. La mia gioia più grande è che con la maglia biancazzurra ho fatto sempre bene, è questo conta tanto. Io all'Akragas ho dato cuore e sangue, ma poi ho preferito andare via. Perchè? Il compenso era quasi giocare per la maglia. Ero d'accordo, però ricordo che risposi anche lì con tanta sincerità: io nella pentola non posso mettere la maglia". 

Cosa può dare in più un agrigentino all'Akragas? La risposta di Russello è chiara: "Difendere i propri colori, giocando nella propria città è il massimo per ogni calciatore. Cosa si può dare? L'amore per quei colori non ti fa sentire la fatica. Un esempio su tutti è il capitano della Roma, Francesco Totti. Per me difendere l'Akragas è stato un grande onore, anche se ammetto che poteva andare meglio". Oggi svincolato e vicino al Marsala, ma Russello ammette: "Tornare? Sì, anche a piedi. Tanto abito vicino lo stadio".

Dopo Russello, i nuovi agrigentini che potrebbero affacciarsi sono Walter Pierini della Juniores dell'Akragas, "sponsorizzato" dal tecnico Giuseppe Castiglione. Chissà se mister Feola non voglia dare un'opportunità ai "giganti" che sognano quella maglia.

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