I Luoghi fatati di Agrigento: Macalube, i vulcani che ricordano la Luna

E' uno dei luoghi più misteriosi e affascinanti della Sicilia, descritto già ai tempi di Platone. I Romani usavano i suoi fanghi come cosmetico, mentre la leggenda vuole che il suo ribollire sia "lu sangu di li Saracini".

©Mjobling

Tra le meraviglie della nostra Provincia un posto di primo piano occupano le quasi surreali terre della Riserva Naturale di Macalube. Situata nel comune di Aragona la Riserva è stata istituita nel 1995 dalla Regione Sicilia. Scopo primario della sua istituzione è stato quello di tutelare le numerose quanto uniche specie di flora, ma anche la fauna, presenti in un paesaggio che può sembrare quasi surreale in cui piccoli vulcani sbuffano continuamente gas e fanghi. Geologicamente questi sono il frutto di un rarissimo fenomeno chiamato vulcanesimo sedimentario. La presenza di terreni argillosi, assi poco consistenti, permette alle bolle di gas metano in profondità di salire in superficie “eruttando” sedimenti argillosi ed acqua. È proprio questo fenomeno a dare la caratteristica conformazione al territorio, che appare un vero e proprio scorcio lunare.

E' dai fenomeni eruttivi che prende il nome tutta l’area. Infatti  “macalube” deriva dall’arabo e significa “ribaltamento”, in riferimento appunto alle eruzioni che ribaltano il terreno. Il fascino di questi luoghi è ampliato dalla storia e dalle leggende narrate dalle tradizioni. Storicamente le prime descrizioni di Macalube si ritrovano addirittura in Platone, Aristotele, Diodoro Siculo e Plinio il Vecchio mentre in epoca romana i fanghi vulcanici venivano usati per cure reumatiche e di bellezza.

Quando gli avvenimenti storici si intrecciano coi luoghi fatati nasce la leggenda. La più famosa è legata appunto a dei fenomeni eruttivi iniziati nel 1087. Nei giorni precedenti l'evento proprio in prossimità del sito  ci fu una durissima battaglia che vide contrapposti  Normanni e Saraceni. Furono tantissimi i soldati che rimasero uccisi e molto fu il sangue versato. Alla fine della battaglia iniziarono le eruzioni dei piccoli vulcani di Macalube. Il liquido grigiastro dei fanghi che ribolliva su tutta la piana fu ribattezzato in onore della battaglia “sangu di li Saracini”. Un altro racconto vuole che un tempo nell’area di Maccalube sorgesse una città. Un giorno, a causa di una grave offesa recata ad una divinità locale, questa si sarebbe vendicata facendo sprofondare l’intera città nelle viscere della terra. Immagine sublime che viene ripresa anche da Guy De Maupassant, lo scrittore e reporter parigino, che nel 1885 mentre viaggiava per la Sicilia descrisse questi posti come un girone infernale dantesco definendo le Macalube come “pustole di una terribile malattia della natura”.

A livello naturalistico In questi luoghi è possibile trovare una biodiversità unica in quanto solo specie floreali che si adattano a poca pioggia  e un’elevata salinità vi possono sopravvivere. Specie endemiche sono: L’Aster sorrentinii (specie protetta dalla’UE), l’Allium agrigentinum, la Salsola Agrigentina e la Malva Agrigentina. Nei primi mesi primaverili si può assistere allo spettacolo dato dalla fioritura di diverse specie di orchidea. Per quanto riguarda la fauna le Macalube sono il regno di anfibi, rettili e punto di caccia per rapaci e di ristoro per uccelli migratori.

L’area è considerata Sito di Importanza Comunitaria , in base a ciò la Commissione Europea ha acconsentito all’attivazione del Progetto Life Natura per la “Conservazione degli habitat delle Macalube di Aragona” che vede, come partner della Provincia Regionale di Agrigento, il Comune di Aragona e Legambiente in qualità di Ente Gestore della Riserva.

Questo fantastico sito, oltre a dover essere ulteriore motivo di orgoglio per le bellezze naturali e storiche di una provincia come quella di Agrigento, fa capire quanto può essere varia, affascinante e unica per ogni visitatore la Sicilia.

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