Dodici mesi di politica: Via l'anno del "rimpasto" Si gioca una nuova partita

Se ne va così il 2011, lasciando aperta una disputa in vista delle amministrative

Dodici mesi di politica: Via l'anno del "rimpasto" Si gioca una nuova partita

Inizia il 2011. Il sipario si apre. Perseguitato il presidente della Provincia. In fiamme la sua abitazione di Palma di Montechiaro. La politica del mese di gennaio è violenta. Si accentua la competizione tra Angelino Alfano e Raffaele Lombardo sia alla Provincia che al Comune. Cresce lo scontro tra i sostenitori del partito berlusconiano e gli "zambutiani". In manette Totò Cuffaro, ex presidente della Regione. Sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e violazione di segreto istruttorio. In Comune il consigliere Pd, Peppe Arnone "benedice" la ricandidatura di Zambuto. Il sindaco uscente, con l'occhio fisso sulle mosse del presidente D'Orsi, pensa a una nuova Giunta. Siamo a febbraio e alla Provincia nasce un esecutivo provvisorio che vuole dirsi tecnico. Dentro Mpa, Fli, Forza del sud. Entra anche il Pd. Subito la polemica. All'opposizione Pdl, Pid, Patto per il territorio, La Destra e Federazione della sinistra. "Un ribaltone" urlano al Pdl.

Marzo. Zambuto, conclusasi la trattativa con il Mpa (andata a male, perché entra in Giunta uno dell'Udc, non riconosciuto) inizia a fare le sue valutazioni. Confusione e trattative al Palazzo dei Giganti. Fli ancora non si decide a nominare i due assessori della Giunta provinciale. Voci di corridoio spettegolano su un dialogo tra Pdl e Zambuto. Il coordinatore cittadino Barbera smentisce e attacca il sindaco. D'Orsi inizia a negare il carattere provvisorio dell'esecutivo. Torniamo al Comune. Passano una decina di giorni dalle dichiarazioni di Barbera e Zambuto con una lettera "elogia" l'allora  guardasigilli Alfano. Alla captatio benevolentiae, il Pdl si infuria. Barbera si fa "sgamare": dietro le quinte è in corso un piano strategico per portare "a casa" Zambuto.

Pesce d'aprile, ma non si ride. A Lampedusa la situazione è tragica. La politica locale cerca aiuto. Si avvicinano le amministrative per alcuni Comuni dell'agrigentino. Il Pd non sa bene con chi stare, se guardare al Mpa di un Lombardo sotto inchiesta, o aggirare l'imbarazzo guardando alla sinistra. Da Roma ad Agrigento è confusione. Scade "come lo yogurt" la Giunta tecnica di D'Orsi. Via ad un nuovo rimpasto, il presidente si prende una pausa di riflessione.

Da Pompei al centro storico di Agrigento, il 2011 è l'anno dei crolli. In macerie Palazzo Lo Iacono. E' emergenza e la politica si scambia richieste di aiuto, ringraziamenti e altri deliri. D'Orsi è pronto a mettere in campo la quarta squadra. Fine maggio. Zambuto fa un passo falso: deserta un consiglio comunale per andare a un incontro al Seminario. Brutta giocata. Il consigliere dell'Udc Calabrese, prende la palla in balzo, minaccia di tirare fuori la mozione di sfiducia se non si trovano i finanziamenti per il centro storico (o se l'Udc non entra in Giunta?). Con la vittoria del "partito dell'astensione", si va a votare nei Comuni.

Arriva giugno. Il caldo inizia a farsi sentire anche in Aula Pellegrino. Lite tra il presidente del consiglio provinciale Buscemi e il presidente D'Orsi. Il giorno dopo pronta la sfiducia per mano del consigliere del Pdl, Zarbo. La farsa andrà avanti per un po', senza risvolti. Gli "arancioni" intanto escono dalla Giunta di Zambuto. Arnone cambia idea, "mi candido a sindaco".

A luglio nascono i "Lealisti", capeggiati da D'Orsi. Alfano diventa segretario nazionale del Pdl. Zambuto dopo mesi di faticoso travaglio, partorisce il nuovo esecutivo comunale. Dentro Pdl con Sciortino; centrosinistra con Mirotta e Bruno; e Pid con Gramaglia. Fuori Fli e Mpa. D'Orsi si offende e giura di votare Arnone alle prossime elezioni. La nuova Giunta crea stupori e malumori. Pdl, Pid e Pd prendono le distanze dai nomi degli assessori.

Squilibri nel Pdl. Barbera presenta le dimissioni. La segreteria provinciale di Bosco le rigetta. Si "accusa" l'europarlamentare Iacolino, di portare avanti trattative personali. Sciortino temporeggia. Poi la firma, "a titolo personale". Torna Barbera e la quiete. Resuscita il Patto per il territorio, dato per estinto, con nuovi ingressi.

Dopo Ferragosto un mini-rimpasto alla Provincia, per una Giunta che "arriverà al 2013", parola di D'orsi. Due nomi: Nocera dell'Udc e il ciminiano Montana. Si aspettano, come al solito, le nomine del Fli. Dopo lo scontro sul rigassificatore, adesso è scontro politico tra Zambuto e Firetto in seno al partito. Il primo disconosce Nocera, il secondo si complimenta per la carica. Clima aspro e caldo insopportabile tra Di Mauro e Zambuto, stavolta sui finanziamenti della rete idrica.

Arriva Gianfranco Fini ad Agrigento per l'emergenza immigrazione. Tutti belli per l'occasione. Al Comune cambio di casacca per Antonino Amato. Il capogruppo del Pdl diventa capogruppo dell'Udc al Comune. La stoffa del leader non la si può negare. Siamo a fine settembre, Eugenio D'orsi si fa un nuovo amico: Cusumano dell'Api. Inizia il toto-sindaco. Cimino si dice disponibile per una candidatura. Poi tace. Il Pdl annuncia le primarie, in linea con la voglie di Alfano. Bosco dichiara un avvicinamento del Pdl al Patto per il territorio. Zambuto caccia fuori il Pdl dalla Giunta, per questioni di "incoerenza". In Provincia si dimette il tanto discusso Nocera. Dentro Ferrara di Forza del sud e Amato, vicino al Fli. "Un valzer di poltrone", la disperazione del Pdl.

Poi la "bufera". Avviso di comparizione per Eugenio D'Orsi. Peculato, concussione e truffa, le accuse. Imbarazzo della sinistra agrigentina. Arnone "sputtana" il consigliere De Francisci e le anomalie delle casse comunali,  pure da Michele Santoro, mentre con Messana si "scorna" stavolta perché contrario al dialogo con il Mpa. Se ne va anche ottobre.

Al Comune non ci si annoia. 10 novembre, si dimette Muglia; 15 novembre, due nuovi assessori: Montana dell'Api e Calabrese dell'Udc, a cui è passata la voglia di sfiduciare Zambuto; 18 novembre dimissioni di Barbera e di parte della dirigenza del Pdl agrigentino. Entra in Giunta Bottone. Il gruppo di Barbera è con Zambuto fino alla morte adesso, senza partito. 22 novembre, si dimette l'assessore Buscaglia; il pomeriggio ritorna Putrone in Giunta, che si autosospende dal Pd; il giorno dopo dimissioni di La Rosa "per consentire più agevoli coinvolgimenti di forze politiche". Dentro Gabriele Lino, vicino al Patto per il territorio. Arnone parla di compravendita di politici, guardando a Barbera.

Corruzione e bustarelle all'ufficio tecnico del Comune. Scoppia lo scandalo dell'inchiesta self-service. Arresti e malumori al Palazzo dei Giganti. Vittorio Sgrabi viene ad Agrigento e regala qualcuno dei suoi "sproloqui", si dice disponibile come sindaco. Salvatore Moncada, il pezzo grosso del mondo imprenditoriare agrigentino dopo aver annunciato la sua candidatura, spaventando i suoi avversari e suscitando le fantasie di Alfano, abbandona tutto. Si stava scherzando. Nasce di contro Epolis, comitato civico di classe alta, "orfani di Moncada” , dice qualcuno. Sull'altro fronte si prepara una coalizione che vede schierati Mpa, Pd, Grande sud, Fli contro Zambuto. Il sindaco parla di un "attacco alla mia persona". Dicembre. Fermento prenatalizio nelle fila del Pdl, con un Alfano tornato a casa, che confonde un po’  l'opinione pubblica con la comparsata all'incontro del Patto per il territorio, quest'ultimo con Zambuto. Per adesso.  Sfiduciato il sindaco di Campobello di Licata, Michele Termini. Si dimette Piero Luparello, coordinatore cittadino del Pd, che lascia la politica per "il disagio e lo sconforto di fronte a quanto accade all’interno del partito”. Se ne va così il 2011, lasciando aperta una partita ancora tutta da giocare alle sempre più vicine elezioni.

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