La ricetta della zucca in agrodolce

Conosciuta tradizionalmente come “o ficatu ri setti cannola” è un contorno rustico autunnale tipico della nostra Isola. Le origini del piatto e come cucinarlo

La zucca in agrodolce alla siciliana, conosciuta tradizionalmente come “o ficatu ri setti cannola” è un contorno rustico e semplice che rievoca tempi lontani in cui la povertà faceva aguzzare l’ingegno in cucina. Secondo le leggende più diffuse, questo piatto nacque in uno dei più antichi e popolari mercati, quello della Vucciria; qui un tempo gli ambulanti reclamizzavano la loro zucca rossa fritta preparata in agrodolce chiamandola o ficatu ri setti cannola.

La zucca così preparata era infatti destinata a coloro che, non potendosi permettere di acquistare il costoso fegato in agrodolce riservato ai nobili, erano costretti loro malgrado ad accontentarsi di questa pietanza che lo ricordava. L’indicazione dei setti rubinetti invece, si riferiva alle fontane vicino alle quali operavano i venditori all’interno della piazza del mercato.

La zucca in agrodolce è diventato uno dei piatti tipici della nostra isola e oggi si guadagna di diritto anche un posto nella cucina vegetariana e vegana.

La ricetta

Tagliate la zucca a fettine e ponete un tegame sul fuoco con l’olio di oliva e scaldatelo, quando avrà raggiunto i 170° l’olio è pronto per la frittura. Adagiate le fettine di zucca nell’olio e cuocete per 4 minuti circa, la zucca dovrà risultare cotta ma abbastanza al dente. Scolate con una schiumarola le fettine di zucca e intanto lavate e tritate le foglie di menta e affettate finemente l’aglio e soffriggetelo nell’olio; aggiungete lo zucchero e l’aceto di vino bianco.

Lasciate restringere il condimento a fuoco vivo per qualche minuto quindi spegnete il fuoco; ora potete servire la zucca: adagiate le fettine di zucca su un piatto, salate e ricoprite con il condimento di olio e aglio, profumate con le foglioline di menta tritate e servite calda o tiepida la vostra zucca in agrodolce. Questo piatto si conserva in frigorifero per 3 giorni al massimo, coperta con pellicola da cucina.

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