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Sabato, 20 Aprile 2024

Concetta Rizzo

Responsabile di Redazione

Akragas fra inferno e paradiso: è forse il tempo di iniziare a credere in qualcosa?

La prima squadra di calcio della città dei Templi è ancora viva ed ha fame di riscatto. Le critiche - e questa città dovrebbe saperlo - sono un bene e hanno un senso soltanto se producono miglioramenti e non sfacelo

Amata, odiata, polemizzata. Come tutto quello che ha a che fare con una realtà contraddittoria, perennemente critica e insoddisfatta, qual è Agrigento, anche la sua squadra di calcio non ha potuto che avere fasi alterne: nel 1959 conquistò la serie C. Nel campionato 1962-1963 si è piazzata in terza posizione e quell'anno è sfumata la promozione nell'agognata serie B. Nell'estate del 1994 fu addirittura radiata. E' il 2012 quando viene nominato presidente Silvio Alessi e nel 2013 il Gigante ottiene, l'anno seguente, la promozione in serie D. E' il 26 aprile del 2015 quando, con due giornate di anticipo e al termine della partita HinterReggio - Akragas finita 1-1, i biancazzurri tornano nei professionisti dopo 21 anni. Nel campionato 2017-2018, il club agrigentino viene ammesso e iscritto alla serie C. 

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Il 25 gennaio del 2018, il presidente Alessi, dopo sei anni in carica e dopo le proteste da parte dei tifosi, rassegna le proprie dimissioni e il club viene affidato momentaneamente all'allora sindaco di Agrigento Lillo Firetto. Il 31 marzo, nella trentatreesima giornata e dopo 3 vittorie, 6 pareggi e 22 sconfitte, viene aritmetica retrocessa in serie D. 

Vicende calcistiche alterne, appunto. Ma c'è stato veramente qualcuno, oltre ai presidenti della società, che s'è preso cura, ha puntato sulla prima squadra di calcio della città dei Templi? I tifosi biancazzurri non hanno mai abbandonato la compagine calcistica, ma l'Akragas - che addirittura nella stagione 1988-1989 venne dichiarata fallita - è sempre dimenticata e abbandonata a se stessa. E i sogni durano poco, anzi pochissimo. Eppure l'Akragas, come dimostra questa giornata, è ancora viva ed ha fame di riscatto. E lo capiscono non soltanto gli ultras, ma anche in generale gli appassionati di calcio.

Forse, una volta tanto, Agrigento dovrebbe iniziare a credere in qualcosa. Sia essa la promozione in serie D dell'Akragas o nella designazione, quale capitale italiana della Cultura 2025, della città dei Templi. Credere.

Credere in qualcosa che potrebbe anche fare avere un ritorno economico a questa realtà. 

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Perché lagnarsi e polemizzare per qualsiasi cosa, non fa affatto bene né ad Agrigento, né agli agrigentini. Le critiche - e questa città dovrebbe saperlo - sono un bene e hanno un senso soltanto se producono miglioramenti e non sfacelo.

Agrigento, si tratti dell'Akragas calcio, della designazione a capitale italiana della cultura 2025 o qualunque altra cosa, sa, purtroppo, soltanto polemizzare, rimanendo ferma ed immobile. Perché sono sempre gli altri - non è ben chiaro chi con precisione - a dover fare qualcosa. Ed è per questo motivo che, nonostante le infinite potenzialità, Agrigento non soltanto non riuscirà a sfruttarle, ma sarà sempre in coda ad ogni genere di classifica. E questo perché non sa credere in se stessa.

Credere in se stessi significa che spendersi, singolarmente e come collettività, ognuno per quel che sa e può fare, per migliorarsi, crescere e svilupparsi. 

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