Informatizzazione, troppi studenti senza tablet o pc a scuola: i dati

Nella città dei Templi si registra un rapporto di 2,2 allievi ogni 100 pc-tablet, con un 8,7% di essi che non avrebbe accesso ad alcun ausilio

(foto ARCHIVIO)

Di informatizzazione, soprattutto nel mondo della scuola, si parla ormai molto e certamente il dibattito è aumentato significativamente quando gli istituti hanno chiuso le porte agli studenti a causa del diffondersi del Covid-19.

In quel momento è diventata particolarmente evidente la separazione tra Nord e Sud, con tante famiglie, alle nostre latitudini, che non erano in condizione di dotare i ragazzi degli strumenti necessari per le lezioni a distanza, ma con tante difficoltà che dipendono anche dalla carenza di infrastrutture tecnologiche adeguate.

A "misurare" in qualche modo lo stato di salute dello Stivale, è una rilevazione appena realizzata da Openpolis che, prendendo i dati del ministero dell'Istruzione, ha valutato quanti strumenti tecnonologici ci siano a disposizione per ogni alunno. O almeno, quanti ve ne erano nel 2018, anno a cui lo studio del Miur faceva riferimento.

Confrontando i capoluoghi, alla data della rilevazione la quota più alta di alunni che frequentano una scuola senza pc si raggiunge nei comuni Agrigento, Lodi, Gorizia e Andria: nella città dei Templi a fronte di 8685 studenti si registra un rapporto di 2,2 studenti ogni 100 pc-tablet, con un 8,7% di studenti che non avrebbe accesso ad alcun ausilio di questo tipo. 

I dati comunque sono abbastanza gravi in diversi altri centri della provincia almeno stando a quanto rilevato dal Miur. Possiamo citare il caso di Palma di Montechiaro, dove a fronte di 2106 studenti si registrano 2,8 per studente ogni 100 pc, con un 74,4% di allievi totalmente sprovvisti; quello di Cammarata, dove per 916 studenti il 55% risultava sprovvisto di strumenti; Menfi, dove la percentuale sale al 76,4% e San Giovanni Gemini, dove secondo Openpolis si registra la totale assenza di ausili per gli studenti.

Bisogna comunque precisare che proprio durante il lockdown molti Comuni si sono attivati fornendo a domicilio pc e tablet agli studenti, e questo potrebbe aver fatto variare in modo anche significativo a cambiare i dati.

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