Scuole chiuse, i giovani di Italia Viva: "La Dad è un fallimento"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

La vera tragedia è che la scuola sta celebrando il proprio fallimento e lo celebra da anni nell’incapacità di formare cittadini consapevoli, nell’incapacità, evidenziata dai social, di non aver saputo insegnare una lingua, la lingua nazionale. Assistiamo quotidianamente all’eccidio di tutte le forme verbali e ad un massacro sistematico della sintassi, purtroppo spesso i social ci offrono la possibilità di capire i titoli di studio e vi garantisco che sono diplomati talvolta anche laureati.  Quante volte incontriamo incontriamo gente incapace di saper distinguere una “E” congiunzione con una “E” verbo, di riuscire a capire il valore dell’H prima della A. Cosa vogliamo salvare con questa ipocrisia delle scuole belle, buone e unico veicolo di crescita culturale e morale?

Tutti per mesi a domandarsi se riaprono o non riaprono, se si riparte o non si riparte. Ma quali scuole? Che scuola vorremmo riaprire ? È questo che dovreste domandare. E non parlateci della DAD, che è risultata essere una vero fallimento, non nascondiamocelo, almeno sulla scuola mettiamo da parte l’ipocrisia: la formazione dei giovani è ferma ormai da 2 anni.  Chi restituirà questi anni fondamentali di formazione ai giovani? È il primo anno della mia vita nel quale non sono rientrato dentro una classe e vi garantisco non ho nessuna nostalgia di farlo. 

Ero stanco e indignato, non volevo più per nessuna ragione continuare ad assistere alla fiera dell’ovvio e del banale, di fronte ad una classe docente spesso non incline al dialogo men che meno classe docente mediatrice di cultura. È esattamente questo che manca nelle scuole: la cultura. Ancora i social mi hanno dato la dimensione di quanta povertà culturale c’era fra i miei docenti, quando me li ritrovo razzisti, ignoranti e talvolta anche omofobi, anche se a volte quello lo erano anche in classe.  Quanta tristezza. 

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