"Veleni e accuse" a Castrofilippo, Sferrazza sfiduciata: l'ultimo "capitolo" lo scriverà il Tar

Nell'evolversi dei fatti, l'allora presidente del Consiglio Sferrazza è stata tacciata di "inadempienze": accuse dalle quali si è difesa anche attraverso manifesti murari. In risposta, un duro intervento del sindaco. La ricostruzione della vicenda

E' stata fissata dal Tar Sicilia al 9 giugno prossimo l'udienza per la trattazione del ricorso proposto da Giuseppina Sferrazza, ex presidente del Consiglio di Castrofilippo, destinataria di una mozione di sfiducia che il consesso ha esitato con 12 voti favorevoli, 2 contrari e un astenuto alla fine di aprile scorso.

Continua, quindi, a tenere banco la vicenda che, dopo un aspro dibattito politico, a tratti ai limiti del “fair play”, ha visto la seconda carica del Comune dell'Agrigentino opporsi al volere del Consiglio e impugnare la revoca dell'incarico, rappresentata dagli avvocati Gaetano e Liborio Armao.

Pronta la risposta del neo presidente del Consiglio comunale, Antonino Lo Brutto, che con il patrocinio dell'avvocato Girolamo Rubino si è costituito in giudizio per chiedere il rigetto del ricorso. Ottimista, a tal proposito, si è detto l'avvocato Rubino «alla luce dei precedenti favorevoli ottenuti in casi analoghi nei Comuni di Naro e Cammarata».

Nell'evolversi dei fatti, scanditi da "botte e risposte" senza esclusione di colpi, l'allora presidente Sferrazza è stata tacciata di "inadempienze”: accuse dalle quali si è difesa anche attraverso l'affissione di manifesti murari in cui ha ribattuto colpo su colpo (le è stato “addebitato”, per esempio, l'avere convocato il Consiglio con gli estremi dell’urgenza e la mancata convocazione della Conferenza dei capi-gruppo).

Accuse che la stessa ha definito strumentali al fine di favorire «l'operazione spartitoria in atto, in cui la presidente del Consiglio comunale, prima eletta in assoluto ed in spregio alla volontà popolare, è la vittima sacrificale». Pare che, al di là dei motivi “tecnici” addotti, all’origine della decisione dei consiglieri comunali di presentare la mozione di sfiducia vi sia il rifiuto a dimettersi dalla carica di presidente così come, pare ancora, fosse stato stabilito tre anni fa, dopo le elezioni amministrative, nell'ottica di una rotazione interna agli organi amministrativi del paese.

Alle dichiarazioni “pubbliche” di Sferrazza comunque sono seguite quelle del sindaco, Calogero Sferrazza, il quale nel sottolineare che «a nessuno può essere consentito, men che meno all’ex presidente, di fare dichiarazioni che ledano la dignità e l’onorabilità dell’intero Consiglio, nonché dell’Amministrazione comunale», ha affermato anche la stessa aveva sollevato questioni legate ad accordi di natura spartitoria «pur di giustificare la sua sfrenata voglia di restare nel suo ruolo» e «dimenticando di essere stata sfiduciata per tutte le ragioni descritte nella corposa mozione presentata, dalla quale risulta che piuttosto l’operato della stessa si è caratterizzato sempre più per la mancanza di neutralità e terzietà».

E perfino «la direzione dell’ultimo consiglio comunale, che si è occupato, tra l’altro, dell’esame e dell’approvazione della sua mozione di sfiducia - ha detto il sindaco - è la prova lampante del suo agire autoritario e di parte» visto che non avrebbe concesso ai consiglieri di intervenire, minacciando, racconta il primo cittadino, di fare allontanare dalla forza pubblica chiunque chiedesse la parola.

Una contro tutti o tutti contro una? Adesso toccherà al Tar scrivere, o meno, la parola fine a questa controversa vicenda.

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