Sodano (M5S): "La Sicilia è zona arancione, cosa è stato fatto per evitarlo?"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

La notizia dell’inserimento della Regione Sicilia tra quelle ad elevato rischio epidemiologico, cosiddetta zona arancione, non lascia nessuno di noi indifferente, ci indigna e ci addolora ancora, ci fa tornare a riflettere. Secondo i 21 parametri utilizzati dal Comitato Tecnico, a fronte di un sistema sanitario fortemente carente ed in affanno, per ridurre l’indice di contagio RT e non arrivare al collasso delle strutture ospedaliere, è necessario adottare misure stringenti. Adesso possiamo solamente chiederci se la situazione della Regione Siciliana, rispetto ad altre regioni che seppur con più contagiati possono meglio gestire l’emergenza, è frutto o meno della irresponsabilità politica e dell’inadeguatezza delle decisioni adottate sia dal Governatore Musumeci che dall’Assessore Razza.

Alla lettura del report del Ministro Speranza, nella mia mente è sopravvenuta immediatamente un’immagine viva. Avete presente quando andate a prenotare una visita specialistica in un’ospedale siciliano è la prima data disponibile è dopo sette mesi? Nel frattempo si può anche morire. La storia è esattamente la stessa: le differenze in termini di qualità tra la nostra sanità e quella delle altre regioni, continuano a creare enormi disagi alla popolazione. Forse oggi è il momento più indicato per mettere nero su bianco le evidenze di una disastrosa gestione, c’è chi parlerebbe anche di spartizione, delle risorse per la sanità da parte della politica regionale.

Andiamo al punto. I dati registrati negli ultimi giorni segnalavano una preoccupante debolezza dei Covid Hospital già in uso per carenza di posti letto e per numero di tamponi eseguiti. Il covid hospital di Partinico, il Cervello e l’ospedale Civico di Palermo, solo per citarne alcuni, sono al completo da qualche settimana ed i pazienti restano in attesa di ricovero, le ambulanze del 118 attendono per ore in fila fuori dai Pronto soccorso. Nelle ultime settimane, peraltro, i dati diffusi dall’ISS, registravano all’incirca 504 focolai attivi con un trend in crescita per i prossimi 30 giorni stimato fino al 50% in più. Si era anticipata la possibilità di attivare un ulteriore Covid hospital nel presidio palermitano di Petralia Sottana, che avrebbe messo a disposizione circa 100 di postazioni riservate esclusivamente ai malati Covid, ma nulla di fatto.

Musumeci dovrebbe fermarsi e spiegare perché dei 125 Milioni di Euro, assegnati dal governo nazionale alla Regione Sicilia per la sanità, solo meno di 50 milioni sono stati effettivamente spesi. Dovrebbe altresì chiarire quali misure sono state predisposte, da luglio fino ad oggi, per aumentare le disponibilità di ricoveri in terapia intensiva e sub intensiva. Il nuovo piano ospedaliero, presentato solo di recente, prevede la possibilità di incrementare di ulteriori 588 posti letto, ma la cui attivazione sembra non potersi ultimare prima della fine del mese di novembre. E’ troppo semplice per la Giunta Regionale Siciliana puntare il dito verso il Governo nazionale, quando oggi bisognerebbe fare immediatamente autocritica e farsi in quattro per raddoppiare i posti letto nelle terapie intensive nelle prossime due settimane, così come hanno fatto Zaia in Veneto e De Luca in Campania.

I quadri della nostra sanità siciliana dovrebbero ancora chiarire perché vengono eseguiti appena 6.000 tamponi al giorno, stesso numero di tamponi effettuati durante la prima ondata dell’epidemia, e perché non è stata potenziata la rete di tracciamento dei contagi. Non è il momento delle chiacchiere, ognuno si assuma le proprie responsabilità e si metta a lavoro per garantire al più presto un sistema sanitario efficace ed adeguato, capace di rispondere tempestivamente alle esigenze dei cittadini siciliani. Se tali condizioni non verranno rispettate da parte di Musumeci e Razza sarà difficile per la nostra isola uscire dalle zone ad elevato rischio epidemiologico.

On. Michele Sodano

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