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Rigassificatore di Porto Empedocle, arriva una nuova interrogazione: ma l'opera interessa ad Enel?

Nella giornata di oggi ad annunciare di aver presentato una richiesta di chiarimenti al Governo è il deputato Perconti, intanto la società elettrica tace

Rigassificatore di Porto Empedocle, presentata una nuova interrogazione parlamentare per chiarire se l'opera verrà o meno realizzata e, soprattutto, per stoppare eventuali nuovi iter autorizzativi.

A presentarla, al Governo nazionale, il deputato M5S Filippo Perconti. In particolare nel testo, rivolto al presidente del Consiglio, al ministro della Transizione ecologica, al ministro della Cultura e al ministro dell’Interno si chiede di conoscere "le iniziative che il Governo vuole adottare per fronteggiare l’attuale crisi energetica; la valutazione su effettiva utilità dell’opera del rigassificatore siciliano; la valutazione delle conseguenze sul patrimonio paesaggistico e culturale e di impatto ambientale, sociale e sanitario dell’area in cui sorgerà l’impianto e delle zone limitrofe".

Una richiesta di chiarimenti che non si sa, ovviamente, quando e se verrà accolta, ma che rappresenta oggi per il fronte dei "No gas" una nuova opportunità per avere chiarezza. 

L'interrogativo che oggi tutti si pongono, infatti, è: ma la guerra in Ucraina sbloccherà dopo anni l'iter per il rigassificatore? Enel nuove energie avvierà i cantieri? Il progetto è ancora "vivo"?

L'azienda, ovviamente, non ha finora pronunciato una sola parola sulla vicenda e non intende intervenire in futuro. Quello che ha finora già detto, tuttavia, traccia in modo abbastanza chiaro uno scenario che vedrebbe il privato quasi in un ruolo "passivo". Prima ancora che scoppiasse la guerra in Ucraina, il direttore italiano di Enel, Nicola Lanzetta aveva lanciato un primo messaggio: "L’Italia non può essere succube di fattori che non controlla: siamo fermi con un paio di progetti importanti di rigassificatori, svincoliamoci dai tubi".

Una soluzione, comunque, non a breve termine: per avviare e completare il progetto di Porto Empedocle sarebbero necessari almeno tre o quattro anni, ed Enel sa benissimo che si troverebbe nuovamente a dover fronteggiare le proteste dei cittadini, delle associazioni e di larga parte della politica che già in questi giorni è scesa in campo per reiterare il "no".

E quindi cosa si attende, se, come pare, tutti i pareri sono positivi e nel tempo la società ha rinnovato le autorizzazioni? Il privato, a voler analizzare quanto finora detto pubblicamente, sembra attendere un passo avanti del Governo, soprattutto con la dichiarazione della strategicità dell'opera. Questo non solo accelererebbe le procedure (salvo i tempi tecnici per rivedere il progetto e costruire il tutto) ma permetterebbe alla società di "schermarsi" da polemiche e attacchi oltre che eventuali nuovi stop.

Un passaggio che non è chiaro se, come, quando, il Governo vorrà compiere stante che, appunto, l'emergenza energetica è oggi e paradossalmente puntare sul carbone appare la scelta più rapida anche se meno lungimirante.

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