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Sabato, 21 Maggio 2022
Politica Racalmuto

"Terremoto" nel circolo del Pd, il segretario si è appena dimesso

Vincenzo Maniglia: "Da 420 votanti alle Primarie del 2013 ai 140 votanti di oggi. E le lotte intestine non hanno aiutato"

"Terremoto" nel circolo Pd di Racalmuto. Il segretario Vincenzo Maniglia si è dimesso. "Il risultato delle Primarie nel nostro circolo ha messo in evidenza il forte calo dei consensi al partito. Si è registrato un risultato pari ad un terzo di quello del 2013: da 420 votanti alle Primarie del 2013 ai 140 votanti di oggi. E le lotte intestine non hanno aiutato. L’aver contrapposto da una parte la posizione del segretario, equivocandone il comportamento di difesa delle ragioni della ex coalizione e dall’altra la posizione di chi,  per ragioni ancora poco chiare, guardava con benevolenza il rovesciamento della maggioranza consentendo alla minoranza l’ingresso in Giunta, - ha scritto Maniglia - ha portato a rendere incandescente il terreno della discussione. Il direttivo di questo partito doveva assumere democraticamente le decisioni riguardanti la politica locale, promuovere l’elaborazione collettiva degli indirizzi politico-programmatici, la trasparenza e un corretto percorso decisionale, la formazione di sintesi condivise, assumendosene la responsabilità decisionale. Tutto ciò il nostro direttivo non è mai riuscito a concretizzarlo appieno e le innumerevoli e spesso inconcludenti riunioni, hanno allontanato gli obiettivi fondamentali precludendo di fatto il ruolo di organo deliberante del partito. Chi ha deciso, in questi anni, non è mai stato il direttivo".

La "frattura" del Pd, a Racalmuto, non ha origini recentissime. "Sappiamo che la scelta di non indicare alcun assessore comunale, condiviso in campagna elettorale da tutti i gruppi della ex-coalizione, consegnava al sindaco una compagine amministrativa del tutto distaccata dai partiti, in grado di svolgere il proprio lavoro senza condizionamenti, - ha spiegato Maniglia - ma la scelta di una Giunta autonoma ha ben presto presentato il limite del continuo stato di scollamento con il consiglio comunale, manifestato con segnali di rottura ed atti d’indirizzo sfociati poi nella mozione di sfiducia che è stata fortemente contrastata dai consiglieri del Pd. Mentre è stata ambigua ed opportunistica la posizione dei consiglieri di minoranza: l’abbandono dell’aula dei “borselliniani” ha permesso sì la bocciatura della mozione, ma gli ha consentito d’incassare immediatamente posti di Governo prima ancora che venisse riconosciuto il giusto merito ed il ruolo ai nostri consiglieri". 

Maniglia non nega di aver fortemente contrastato la nuova alleanza: "Perché non ne ravvisavo le ragioni e perché ha sancito la morte del progetto della maggioranza che ha vinto le elezioni. Il partito di conseguenza è stato privato del ruolo di guida politica del paese appiattendosi sulle posizioni del sindaco". Sindaco, Emilio Messana, che è appunto del partito Democratico. Oggi, infatti, Emilio Messana governa con l’ex minoranza (minoranza sulla base dei risultati delle amministrative ndr.), con due importanti e strategici assessorati in quota alla lista Borsellino (Lavori Pubblici e Bilancio) e senza maggioranza in consiglio comunale: solo sette consiglieri su quindici.

"Purtroppo le ostilità interne, i pregiudizi, e le posizioni di mantenimento dei privilegi già acquisiti non mi hanno consentito di rilanciare l’azione del partito - ha concluso il segretario del circolo Vincenzo Maniglia - . Per tali ragioni ritengo concluso il mio ruolo da segretario perché è stato svuotato della sua funzione rappresentativa, mortificato nella sua agibilità politica e pertanto rassegno le mie irrevocabili dimissioni dalla carica". 

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