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Se il protagonismo civico diventa l'unica risposta al disagio

Da anni ormai ogni sindaco ripete la stessa frase: non ci sono risorse per governare e fornire servizi. E l'unica soluzione è, spesso, l'uso unidirezionale del volontariato

Il Comune di Agrigento

Pochi giorni fa ad Agrigento si è registrato un evento che era quasi atteso da chi, almeno, ha un po' di conoscenza delle dinamiche amministrative della città degli ultimi 15 anni. Un gesto che traccia di fatto uno spartiacque, segna la trasformazione definitiva tra un sindaco come "semplice" candidato e un primo cittadino in carica. Il momento, magico, in cui si pronuncia la frase di rito: "Il Comune non ha soldi".

Per Franco Micciché questo passaggio è avvenuto nei giorni scorsi in un video istituzionale diffuso ai mezzi di comunicazione nel quale, appunto, nel rispondere alle legittime critiche dei cittadini che lamentavano difficoltà a percorrere i marciapiedi perché invasi dalle erbacce, ha spiegato che, purtroppo, non ci sono risorse disponibili per affidare questo servizio extra appalto. In realtà già nelle settimane scorse era stato il suo vice, e assessore a tutti i rami davvero determinanti dell'amministrazione (bilancio e rifiuti) Aurelio Trupia ad ammettere che in cassa le risorse che erano a disposizione erano esigue e comunque congelate dal ritardo accumulato dal Comune nell'approvazione degli strumenti finanziari, ma sono le parole di Micciché a riportarci alla mente ai Zambuto, ai Firetto, ripercorrendo un lietmotiv che gli agrigentini conoscono bene: "Le condizioni economiche sono gravi, non c'è capacità di spesa, dobbiamo fare sacrifici". Con buona pace dei cittadini, che forse ormai si sono rassegnati all'idea, e anche dei progetti elettorali, che restano sulla carta a tempo indeterminato.

Così, ancora una volta, si guarda al contributo dei volontari per far tutto: dalla pulizia della città alle attività di tipo sociale. Lo chiamavano, una volta, "protagonismo civico". Una formula che, nonostante le critiche, è stata di fatto mutuata, sposata e sostenuta dal nuovo governo della città, mantenendone però gli stessi vizi e le stesse criticità. Sia chiaro: nulla da eccepire nei confronti di chi investe per il bene comune. Anzi. E nulla nemmeno nei confronti di chi, magari, ha un'attività commerciale e riqualifica l'area in cui lavora avendone comunque un ritorno di qualche tipo. Sono tutte espressioni di buona volontà da apprezzare ma che necessitano a più titolo di essere "governate".

Uno dei grandi limiti del "Protagonismo civico", divenuto "Cinico" nel tempo è proprio il ruolo passivo di Comune e Comunità che ha portato a percepire gli interventi come "alieni", facendo sì che qualcuno scambiasse persino per raid vandalico un intervento di riqualificazione "artistica". Quel che servirebbe è certamente una guida più sicura dell'Ente che, ad esempio, mettesse a bando gli interventi da realizzare. Un esempio banale: si ha l'intenzione di riqualificare una zona della città. Messisi d'accordo con gli enti preposti su quelle che sono le iniziative effettivamente realizzabili, si pubblichi un atto pubblico che indichi di cosa ha bisogno il Comune (pitturare un'inferriata, posizionare vasi di ceramica, tagliare l'erba) e si raccolgano le partecipazioni.

Si eviterebbero non solo la concentrazione di interventi solo in alcune zone della città di maggior "visibilità", ma si avrebbe finalmente il controllo pieno su quello che accade e si eviterebbero scene poco edificanti, come quando a chi si fa carico di discerbare, potare, ripulire in sostituzione dell'Amministrazione comunale si rimprovera di aver "esagerato" pitturando un bene demaniale.  Del resto, negli anni, dallo "scandalo cannalata" alla denuncia (annunciata) a chi aveva decespugliato una villa comunale le polemiche non sono mancate.

Ciò detto, la domanda che bisognerà porsi prima poi è: per quanto tempo il "protagonismo civico" sarà la risposta per un Comune che non sa progettare, non sa programmare e non riesce a star dietro all'ordinario? 

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