Scoppia la polemica sul bike sharing, l'opposizione: "Progetto carente"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AgrigentoNotizie

«Un progetto carente sotto tanti punti di vista, che rischia di sprecare soldi pubblici per un servizio inattuabile».  La realizzazione ad Agrigento di 4 charging station attrezzate per il noleggio di bici viene bollata così dai consiglieri comunali di opposizione Lillo Firetto, Nino Amato, Nello Hamel, Margherita Brucculeri e Alessia Bongiovì che in proposito hanno presentato oggi un'interrogazione in Consiglio Comunale offrendo anche indicazioni su come salvare il progetto, nell'interesse della città e del programma di mobilità sostenibile.
"Il progetto, proposto dall'Ufficio tecnico - sottolineano i consiglieri -, non aggiunge nulla e anzi peggiora quello che era stato già contestato dall'amministrazione Firetto ed era stato bocciato nei fatti da una gara d'appalto andata deserta. L'amministrazione Micciché non ha tenuto conto minimamente di tutte le indicazioni che erano state fornite agli Uffici per rendere sostenibile l'iniziativa". 
Il progetto, che l'assessore al ramo ammette di aver recuperato dalla precedente amministrazione, nel ricalcare il primo progetto messo a bando dall’amministrazione Firetto, compie molti passi indietro in termini di efficienza, di qualità, di capacità di gestione del servizio. Presenta lacune progettuali, quali il mancato rispetto delle norme paesaggistiche, conflitti tra diverse parti dei documenti depositati, ma soprattutto è carente sotto il profilo dell'innovazione tecnologica, che, com'è noto, procede così rapidamente che in pochi mesi uno stesso servizio può subire aggiornamenti significativi.
I consiglieri sostengono anche che il progetto così come presentato non garantisce l’Ente comunale da un rapido danneggiamento delle bici e dal dissolvimento del servizio.
Il progetto approvato dalla nuova Giunta, lungi dal progredire tecnologicamente e in termini di servizi offerti, mantiene inalterata la posizione dei quattro punti di consegna delle bici, trasforma le strutture base di aggancio delle bike con pensilina in locali chiusi di 15 mq., ne prevede la gestione con personale incaricato e riduce il numero delle bici a pedalata assistita da 80 a 60. Inoltre, il modello di bike prescelto, bike pieghevole con ruote da 20” peggiora la resistenza all’usura delle bici e ne riduce la praticità. Le indicazioni sul modello di bike sono assolutamente generiche e l’analisi del prezzo non specifica nulla, per cui tutte le bici esistenti sul mercato possono essere offerte senza distinzione di qualità. Sul mercato attualmente vi sono bici pieghevoli al prezzo base di 600/700 euro. Non si giustifica, dunque, l’indicazione di un prezzo d’asta di oltre 1.700 euro per una bici.
Il modello del locale che dovrà contenere le bike e gestire il servizio non è stato progettato. Per tale ragione il Comune potrebbe essere costretto ad accettare forme o modelli assolutamente non consoni al nostro centro storico. Ciononostante, viene indicato un prezzo d’asta di 20.000 euro per ogni singolo locale e non si comprende su quali basi. 
 Non viene specificato nulla in ordine alle tecnologie da applicare ed ai sistemi di rilascio e di controllo di gestione. 
Non si tiene conto delle norme paesaggistiche, sostenendo che la struttura “non necessita di autorizzazioni”, facendo riferimento a norme sbagliate. Le ciclostazioni previste in area delle Ferrovie dello Stato, presso la stazione centrale e la stazione bassa, sono soggette ad autorizzazione della società RFI.

Peraltro, in un locale di soli 15 mq. dovrebbero trovare posto 15 bici con attacco di ricarica e l’ufficio di ricevimento del pubblico. 
Secondo i consiglieri la relazione presenta anche incongruenze quali il prezzo di base d'asta che nella relazione generale è di 186.980 euro, mentre il capitolato d’opera indica la cifra a base d’asta di 145.059 euro. Nel progetto si ipotizza anche la gestione per un anno del servizio compreso nel prezzo. Manca tuttavia un business plan che tenga conto di tale servizio e che ne descriva le caratteristiche e il numero di unità lavorative da impiegare, né è specificato con quali risorse tale servizio possa proseguire. E quali caratteristiche dovrà avere il concorrente per garantire, serietà, professionalità e competenza nel presentare l’offerta. 
«Nel progetto non si parla di piattaforma di raccolta dati, di sistemi automatici di pagamento, di sistemi di controllo, di sistemi avanzati di manutenzione. Non si spiega come dovrà essere gestito il servizio e quale parte avrà la pubblica amministrazione nella gestione e nel controllo. Insomma, nessuna garanzia per l’Ente comunale sulla qualità del servizio né sulla durata delle bike e del servizio stesso» precisano i consiglieri. E aggiungono: «La scelta di una gara al massimo ribasso non garantisce di selezionare il migliore offerente e non stimola i concorrenti a migliorare l’offerta. Per la gestione non vi è alcun approfondimento. L’impianto descritto nella relazione introduttiva è insufficiente e preoccupante.  Manca un piano di manutenzione. Le carenze sono tante e si rischia di sprecare i soldi pubblici per qualcosa che non funzionerà mai".

Torna su
AgrigentoNotizie è in caricamento