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Il ritratto e le reazioni

E' morto Silvio Berlusconi, dalla politica al calcio: una scalata durata mezzo secolo

L’ex presidente del Consiglio, leader di Forza Italia e fondatore di Mediaset aveva 86 anni

E' morto Silvio Berlusconi. L'ex presidente del consiglio si è spento oggi, 12 giugno, all'ospedale San Raffaele di Milano dove era ricoverato da qualche giorno. Aveva 86 anni.

Riassumere in poche righe chi è stato Berlusconi è difficile. Non si può certo negare che abbia rappresentato, da oltre 30 anni a questa parte, uno dei simboli dell'Italia contemporanea, nel bene e nel male. Ex primo ministro, ma anche imprenditore. Una figura controversa (non particolarmente benvoluto dal centrosinistra), finì al centro di diverse inchieste della procura di Milano, tanto che più volte disse di sentirsi perseguitato dalla giustizia italiana. Celebri furono le su gaffe con i potenti del mondo (tra questi Barack Obama, Angela Merkel, solo per citarne alcuni).

L'inizio dell'impero Berlusconi

L'ascesa di Berlusconi iniziò negli anni Sessanta con l'Edilnord, società con la quale costruì un intero quartiere di Brugherio. Successivamente costruì altri complessi come Milano2 (Segrate) e Milano3 (Basiglio). Dopo l'esperienza in campo edilizio, Berlusconi allargò il proprio raggio d'affari anche al settore della comunicazione e dei media. Nel 1976 rilevò Telemilano, televisione via cavo che serviva le abitazioni di Milano2; emittente che due anni dopo fu rinominata Canale5. Successivamente si aggiunsero Rete4 (rilevata da Mondadori) e Italia1 (rilevata da Rusconi). Un anno prima della sua discesa in campo, nel 1993, nacque Fininvest, società nella quale conversero Arnoldo Mondadori Editore e Silvio Berlusconi Communications. Nel frattempo diventò presidente del Milan, e durante la sua stagione il club ottenne risultati memorabili (7 scudetti e 5 Champions League, solo per citarne alcuni).

I rapporti con la mafia, Dell'Utri e Mangano

Nella prima metà degli anni settanta la criminalità organizzata di stanza a Milano organizzava numerosi sequestri di persona a scopo di estorsione. In questo contesto, nel luglio 1974, tramite l'avvocato palermitano Marcello Dell'Utri (all'epoca collaboratore di Berlusconi), Vittorio Mangano fu "chiamato a svolgere la funzione di "garanzia e protezione", a tutela della sicurezza del suo datore di lavoro e dei suoi più stretti familiari, in un momento in cui si era deciso il trasferimento di Berlusconi nella tenuta di Arcore, appena acquistata", come si legge nella pagina Wikipedia di Berlusconi.

Secondo i magistrati, dunque, Berlusconi "temeva che i suoi familiari fossero oggetto di sequestri di persona", e perciò Dell'Utri si adoperò "per l'assunzione di Vittorio Mangano presso la villa di Arcore [...] quale “responsabile” (o “fattore” o “soprastante” che dir si voglia) e non come mero “stalliere”, pur conoscendo lo spessore delinquenziale dello stesso Mangano sin dai tempi di Palermo (ed, anzi, proprio per tale sua “qualità”), ottenendo l'avallo compiaciuto di Stefano Bontate e Teresi Girolamo, all'epoca due degli “uomini d'onore” più importanti di “cosa nostra” a Palermo". Secondo quanto testimoniato da Fedele Confalonieri, subito dopo l'allontanamento di Mangano da Arcore, Berlusconi aveva ricevuto delle lettere con minacce: "Proprio a causa di quelle minacce - dichiarò Confalonieri -, Berlusconi prese la sua famiglia e la portò prima in Svizzera; io mi ricordo che andammo anche a accompagnarlo con Marcello Dell'Utri a Nyon, che è vicino a Ginevra. Credo che poi stettero lì un paio di settimane o tre settimane e poi andarono nel sud della Spagna, a Marbella e stettero lì qualche mese". Nelle indagini dell'epoca gli autori dell'attentato restarono ignoti; "è risultato, invece, dal contenuto di conversazioni telefoniche intercettate circa 11 anni dopo, in occasione di un secondo attentato commesso in data 28 novembre 1986 ancora ai danni della stessa villa di via Rovani, che da parte di Silvio Berlusconi e di Marcello Dell'Utri non vi fossero dubbi in merito alla riconducibilità dell'attentato del 1975 proprio alla persona del Mangano".

La procura di Palermo ha indagato su Silvio Berlusconi e su Marcello Dell'Utri dal 2 gennaio 1996 per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro. Nel 1997 la posizione di Berlusconi è stata archiviata al termine delle indagini preliminari, che erano state prorogate per la massima durata prevista dalla legge, mentre Dell'Utri è stato rinviato a giudizio.

Al processo di Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, la Cassazione ritiene pienamente confermato l'incontro tra Berlusconi, Dell'Utri e i capimafia Francesco Di Carlo, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, testimoniato dallo stesso Di Carlo, attualmente collaboratore di giustizia, e di cui ha parlato anche Galliano, un altro collaboratore. L'incontro sarebbe avvenuto nel 1974 in foro Bonaparte a Milano, dove venne presa la “contestuale decisione di far seguire l'arrivo di Vittorio Mangano presso l'abitazione di Berlusconi in esecuzione dell'accordo” per la protezione ad Arcore. La Corte parla “senza possibilità di valide alternative di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri che, di quella assunzione, è stato l'artefice grazie anche all'impegno specifico profuso da Cinà”.

Il 22 agosto 2013 l'ex boss di Cosa Nostra Totò Riina, in un dialogo durante l'ora d'aria con il co-detenuto Alberto Lorusso ripreso dalle telecamere del carcere di Opera, fa numerose dichiarazioni su Dell'Utri e Berlusconi, rivelando che quest'ultimo dagli anni ottanta pagava il pizzo a Cosa Nostra per ottenere in cambio dei favori reciproci e futuri, 250 milioni di lire ogni sei mesi.

La discesa in campo

Silvio Berlusconi entrò nella scena politica italiana dopo la maxi inchiesta Mani Pulite guidata dalla procura di Milano, inchiesta che sancì la fine del Partito socialista italiano e della Democrazia Cristiana. Nel 1994 nacque Forza Italia, partito di connotazione liberale che si è sempre collocato nel centrodestra. Berlusconi è stato uno dei più grandi comunicatori politici dell'Italia contemporanea e contribuì a polarizzare l'elettorato. Suoi sono i governi che sono rimasti in carica per più tempo: Berlusconi II, dal 2001 al 2005 (1.412 giorni) e Berlusconi IV dal 2008 al 2022 (1.287 giorni).

Durante gli anni 2000, Silvio Berlusconi ha diviso l'Italia in due schieramenti: coloro che lo hanno sempre amato, seguito e sostenuto, e coloro che lo hanno sempre visto come un nemico, demonizzandolo come un uomo capace di mettere in discussione il sistema democratico. In questo clima incandescente, nel 2009, dopo un comizio tenuto in piazza del Duomo a Milano, Berlusconi è stato colpito al volto da una riproduzione del Duomo, lanciata da un uomo affetto da problemi psichici a breve distanza, riportando diverse ferite al viso e la frattura del setto nasale e di due denti nella parte superiore dell'arcata dentaria.

L'inizio della fine

Il 2013 è stato l'inizio della fine di Berlusconi. Mentre era rinata Forza Italia, nell'agosto 2013 è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione per frode fiscale, nell'ambito del cosiddetto processo Mediaset iniziato a metà anni Zero del Duemila. La condanna ha sancito (anche) la sua decadenza da senatore. E senza di lui il partito-azienda ha perso voti e consenso, finito nella Lega di Matteo Salvini e Fratelli d'Italia, partito guidato da Giorgia Meloni.

Non solo, anche gli scandali sessuali hanno contribuito alla fine della sua carriera politica. Il più clamoroso è quello del 2010 quando la polizia di Milano fermò per furto la minorenne marocchina Karima El Mahroug detta Ruby Rubacuori. Accertata la minore età della ragazza, il magistrato dispose l'affidamento secondo le normali procedure. Tuttavia fu una telefonata di Berlusconi in questura a cambiare tutto, sostenendo che la giovane fosse la nipote dell'allora presidente egiziano Hosni Mubarak. Un fatto rivelatosi poi falso. Ruby ha dichiarato di essere stata più volte ospite di Berlusconi nella sua residenza di Arcore e di aver ricevuto denaro in tali occasioni.

Ritenendo che quel denaro fosse stato il compenso per prestazioni sessuali, a gennaio 2011 la procura di Milano ha contestato a Berlusconi i reati di concussione e prostituzione minorile. È la vicenda che ha catapultato Berlusconi alla ribalta delle cronache. Tanto clamore ma nessuna condanna: Berlusconi fu assolto da ogni accusa.

Le reazioni 

Renato Schifani, presidente della Regione siciliana: “La notizia della morte di Silvio Berlusconi mi sconvolge, essendo venuto meno non soltanto il mio leader politico ma un fraterno amico. Esprimo la mia più affettuosa vicinanza e il mio più sentito cordoglio ai familiari. L’Italia perde un grande statista, un uomo che ha cambiato la politica, dando una casa comune a quanti si riconoscono nei valori liberali che hanno garantito la tenuta democratica del Paese. Berlusconi è stato un leader che ha dominato la scena politica internazionale degli ultimi 30 anni. Personalmente perdo un riferimento politico e una guida, al quale devo il mio impegno diretto nelle istituzioni, ma soprattutto un amico con il quale ho condiviso anni di battaglie per la libertà e per il bene dell’Italia”.

Totò Cuffaro, commissario della DC in Sicilia: "Silvio Berlusconi ha rappresentato per l'Italia e per l'Europa un punto di riferimento per la politica. Con lui, scompare un pezzo della storia d'Italia. È stato un protagonista indiscusso della politica degli ultimi trent'anni, sapendo cogliere nei primi anni '90 le esigenze degli italiani, incidendo non solo nelle Istituzioni, ma anche nella vita di tutti i cittadini". Lo dichiara il segretario nazionale della Dc Totò Cuffaro. "Con la sua scomparsa, l’Italia perde un grande politico e un grande imprenditore che ha creato migliaia di posti di lavoro, un uomo che ha fatto la storia, sempre pronto al confronto politico. È stato premier negli anni in cui ero Presidente della Regione e non ha mai fatto venire meno il suo supporto e la sua vicinanza alla Sicilia. Più volte abbiamo interloquito, supportando fattivamente le attività che il mio governo portava avanti per il bene dei siciliani. Oggi anche la Sicilia è a lutto. Alla famiglia, agli amici e a tutta Forza Italia va un sentito abbraccio da parte di tutta la Dc”.

Annalisa Tardino, europarlamentare e commissario della Lega Sicilia per Salvini Premier: “Oggi con la morte di Silvio Berlusconi, va via un pezzo importante della storia del nostro paese e un leader di partito leale e generoso. Personalmente e in rappresentanza di tutta la Lega siciliana manifesto il grande dispiacere per la sua dipartita: un politico e imprenditore capace, visionario, che ha profondamente rivoluzionato la politica italiana. Condoglianze alla famiglia e a tutto il popolo di Forza Italia, nostri veri amici”.

Marcello Caruso, coordinatore regionale di Forza Italia in Sicilia: "L'Italia perde uno dei più grandi statisti della sua storia. Un uomo che in tutta la sua vita, prima come imprenditore e poi come rappresentante delle istituzioni e di governo, ha dedicato le proprie energie a creare nuove opportunità per tutti, nuovo sviluppo, nuova economia, sempre all'insegna della libertà e dei valori della democrazia liberale. La Sicilia in particolare perde un grande amico, un uomo che nei tanti anni del suo impegno civile si è sempre dimostrato vicino alle esigenze della nostra terra e dei suoi cittadini. Tutti noi di Forza Italia perdiamo non soltanto un leader indiscusso e una guida carismatica, ma un grande e fraterno amico".

Stefano Pellegrino, presidente dei deputati di Forza Italia all'Assemblea Regionale Siciliana: "La Sicilia ha perso oggi un grande amico. L'Italia ha perso un uomo che ne ha segnato la storia economica, sociale, politica e culturale rappresentando un modello di impresa e un modello di politica liberale, moderata e democratica. Noi di Forza Italia proseguiremo il suo impegno per la democrazia e per i valori della libertà".

Margherita La Rocca Ruvolo e Riccardo Gallo, deputati regionali, rispettivamente commissario provinciale di Forza Italia Agrigento e vice commissario regionale di Forza Italia in Sicilia: “L’Italia ha perso oggi un grande uomo, un imprenditore, uno statista che ha segnato la vita politica, economica e culturale del nostro paese degli ultimi trent’anni all’insegna dei valori della libertà e della democrazia. Silvio Berlusconi era un grande amico della Sicilia e anche qui, così come nel resto del Paese, proseguirà con più determinazione l’impegno di Forza Italia sulla scia dei suoi insegnamenti, uno fra tutti la grande capacità di ascolto”.

Giovanni Civiltà, presidente del Consiglio comunale di Agrigento: “Alla Sicilia manca un amico, un instancabile, efficace e prezioso riferimento umano e politico. Silvio Berlusconi ha solcato e caratterizzato la storia economica, sociale, politica e culturale nazionale, assurgendo a modello ed esempio di impresa, di politica liberale, moderata e democratica. Noi di Forza Italia proseguiremo il suo impegno per la democrazia e per i valori della libertà. Grazie Presidente”.

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