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Giornata di mobilitazione nazionale delle Province italiane contro la riforma

Consigl provinciali straordinari in tutta Italia. La seduta del Consiglio di Agrigento, aperta a tutti, è alle 18 in aula Pellegrino

Giornata di mobilitazione nazionale per tutte le Province d'Italia. A stabilirlo è stata proprio l'Unione delle province italiane (Upi). Sono 107 le province del Bel paese, e 107 saranno i Consigli staordinari che avranno luogo oggi per discutere della riforma delle province inclusa nel decreto legge "Salva Italia", del governo Monti.

Ad Agrigento la seduta del Consiglio provinciale è fissata alle 18 di questa sera in aula Silvia Pellegrino. La seduta è aperta alla società civile, alle forze economiche, sociali e alle istituzioni territoriali. Raimondo Buscemi, presidente del Consiglio provinciale, invita in particolar modo tutti i dipendenti dell'Ente a partecipare.

Secondo l’Upi le disposizioni sulle Province contenute nel decreto sarebbero incostituzionali, in quanto le norme svuotano un livello di governo, le giunte provinciali, previsto dalla Costituzione. L'Unione delle province ha, inoltre, disposto che siano avviati incontri con le imprese e le associazioni di categoria per verificare quale possa essere il destino degli investimenti programmati e i contratti già esistenti.


"La nuova forma attribuita alle Province dal governo nazionale tramite un decreto legge - ha dichiarato Buscemi - necessita di un serio approfondimento. Non basta un decreto per riformare un Ente strategico dello Stato. Modificare le competenze delle Province, svuotandole di fatto di tutti i compiti essenziali, non è il modo migliore di abbattere il costo della Pubblica amministrazione. Il rischio che si corre è proprio quello di creare un ente inutile e dare vita a seri disservizi ai cittadini, basti pensare alla viabilità e alla edilizia scolastica nelle scuole medie superiori. Inoltre - continua il preseidente del Consiglio provinciale - mancano indicazioni precise sul futuro dei contratti con le imprese posti in essere in questi anni e sul futuro degli oltre 52 mila dipendenti. Esiste, poi, la questione dell’autonomia statutaria della Sicilia, che aveva istituito nel 1986 le Province regionali, aumentandone le competenze. Si tratta di questioni abbastanza complesse che hanno necessità di un dibattito serio, senza preclusioni e senza pregiudizi. La Provincia ha più di 150 anni di storia, come ente territoriale non è un Ente inutile. Il vero problema, anziché svuotarlo, è quello di affidargli maggiori competenze e di aumentarne il grado di efficienza".

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