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Rosario Crocetta durante la conferenza stampa

Rosario Crocetta durante la conferenza stampa

Il commiato di Crocetta: "Faccio spazio a Micari, per me un giorno di liberazione

Il governatore annuncia che si candiderà come capolista del Megafono alle Regionali. Difende il lavoro svolto: "Ho lanciato vero progetto civico, in 5 anni non ho avuto alleati ma candidati". Poi si scaglia contro Orlando e Faraone: "Mi hanno sempre attaccato"

Un fiume in piena. Dopo l'accordo raggiunto a Roma con Matteo Renzi, segretario nazionale del Pd, Rosario Crocetta si "spara" le ultime cartucce da presidente della Regione. Conferma il passo indietro per fare spazio al rettore Micari e annuncia che si candiderà come capolista del Megafono alle Regionali nei collegi di Palermo, Catania e Messina. "Ci misureremo corpo a corpo, con il corpo della mischia. Non mi sono ritirato per niente, abbiamo rilanciato una battaglia che è una battaglia politica, di difesa della Sicilia". Poi però precisa: "Non ambisco a entrare all'Ars, farò il capolista per trainare il Megafono. L'unica prospettiva che m'interessa è il ruolo politico all'interno del Pd nazionale e siciliano. Mi sono rotto le scatole di essere considerato il figlio illegittimo e persino abusivo, a volermi nel Pd fu Veltroni".

Per il governatore uscente - che avrebbe "strappato" a Renzi una candidatura alla Camera - si tratta del "giorno della liberazione", dopo "5 anni di sacrifici terribili, di violenze persino a me stesso". Parla di un "muro di gomma attorno a certe istituzioni palermitane che pensano di essere la Sicilia, quando non è così, e che pensano di essere persino Palermo quando non è così. Sono stato accolto da alcuni come se fossi stato il solito presidente della Regione, il gelese provinciale". Il "ce l'ho con..." si fa più esplicito nell'attacco al sindaco di Palermo Leoluca Orlando. "A Palermo il sindaco è Orlando in eterno, ma fuori dalla città ha grosse difficoltà, come hanno dimostrato le passate elezioni regionali. Succede poi che chi non riesce a essere eletto a sindaco nella sua città aspira addirittura a vincere le regionali.

Il servizio | Video

Io per 5 anni non ho avuto a che fare con degli alleati, ma con dei candidati...". Il suo ritiro dalla corsa a presidente, accettando il candidato dell'asse Orlando-Pd - ovvero il rettore Micari - è per Crocetta la dimostrazione "che non voglio farla pagare a chi mi ha delegittimato per 5 anni, anche se avrei potuto... Da solo i sondaggi in mio possesso mi davano dal 22 al 24%". Quindi spazio all'analisi politica: "Sono sufficientemente forte per impedire che gli altri vincano, ma non abbastanza per vincere da solo". Parola d'ordine? "Responsabilità". "Chi verrà dopo di me - prosegue - taglierà nastri dell'azione di cambiamento che abbiamo fatto in questi anni".

Crocetta difende il lavoro fatto: "Ho lanciato nei miei primi governi l'unico vero progetto civico in Sicilia". Poi però ammette "i rimpasti imposti dalla politica" e quella voglia di fare un passo indietro: "Mi volevo dimettere. Il mio errore più grande - aggiunge - è stato di avere cambiato tutti questi assessori perché ho ceduto alla umiliazione della politica. Sono pentito di non avere fatto il Rosario Crocetta fino in fondo".

Ora che però una stagione politica sta per concludersi e una nuova pagina si è già aperta, l'ex sindaco di Gela promette che lavoerà per la coalizione. Rafforzando la candidatura di Micari. "Senza di noi Micari era perdente: io da solo rischiavo di prendere più voti di lui. Ma con noi adesso può vincere, oggi si gioca una partita diversa, con un centrosinistra quasi compatto. Mi dispiace che Fava faccia la solita corsa solitaria, potevamo farla insieme e forse con le primarie avremmo risolto questo problema". Infine l'avvertimento. Sempre agli alleati, s'intende: "Senza riconoscimento politico, l'accordo salta. Nessuno pensi che è una questione di candidatura, perché siamo in grado di farci eleggere da soli alle Regionali e anche alle Politiche. Ma nessuno pensi di creare ostacoli a Renzi, che non solo ha riconosciuto il ruolo svolto in questi anni e i progressi fatti, ma anche dignità politica al movimento del Megafono".

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