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Giovanni Panepinto, deputato regionale Pd

Giovanni Panepinto, deputato regionale Pd

Primarie e polemiche, Panepinto: «Basta al "festival delle ipocrisie"»

«Mi allineerò a quanto decideranno Raciti e Zambuto: possiamo azzerare le primarie, ripartire da capo, ma dobbiamo evitare di coprirci di ridicolo e soprattutto dare lo stop al "festival dell'ipocrisia"». Lo dice il deputato regionale del Pd che, alla luce di quanto sta accadendo nel partito, si concede a qualche riflessione ad alta voce

«Mi allineerò a quanto decideranno Raciti e Zambuto: possiamo azzerare le primarie, ripartire da capo, ma dobbiamo evitare di coprirci di ridicolo e soprattutto dare lo stop al “festival dell'ipocrisia”».
Lo dice Giovanni Panepinto, deputato regionale del Pd che, alla luce di quanto sta accadendo nel partito, si concede a qualche riflessione ad alta voce.

Panepinto racconta come, per settimane, sia stato chiesto un sforzo, sia stato chiesto di tenere assieme la coalizione (che poi in sostanza “ricalca” quella che sostiene Crocetta alla Regione), al punto da rinunciare a Maria Iacono che avrebbe lasciato l'incarico da parlamentare e che, secondo Panepinto, “era la candidata più idonea”.

Sulle primarie adesso è aperto un aspro dibattito, non solo interno. Questa coalizione e i candidati di “Agrigento 2020” non erano forse condivisi? O qualcuno si è accorto dopo la seppur lunga discussione che vi ha coinvolti per mesi di quali fossero i soggetti proposti all'elettorato?

«Le primarie hanno avuto il crisma della regolarità assoluta, della trasparenza. La coalizione e il progetto avevano l'avallo di Roma, di Palermo e di Palazzo d'Orleans»

E' stata un tragitto travagliato, non senza ostacoli, quello che ha portato alla definizione dei candidati: cosa è sfuggito a chi, seppure del Pd, si pone adesso come 'osservatore esterno'?

«Nonostante le “mosse” di Firetto che non voleva avere a che fare con il Pd, eccetto prenderselo “a pezzetti”, puntando sulle singole persone, dopo la rinuncia a Maria Iacono, è stato fatto uno sforzo per garantire una solida composizione anche nella variegata composizione delle sue parti e delle parti di cui è composto il Pd agrigentino. Fino a quando non si sono accessi i riflettori mediatici sulla vicenda, il silenzio regnava sovrano. Poi, all'improvviso Zambuto, che peraltro è stato tra i maggiori sostenitori di questa operazione, e i renziani di cui è massima espressione in provincia, hanno scoperto un sentimento di indignazione che prima non esisteva.
Peraltro nei confronti di un uomo che non ha militato né in Rifondazione, né nelle Brigate rosse, e che ha avuto come sostenitore anche Cimino e il Pdr e, fra gli altri, pezzi importanti del Pd renziano agrigentino. All'improvviso, si è aperta la “corsa a chi scagliava la prima pietra”, proprio a pochi giorni dalla rievocazione della crocifissione di Cristo
»

Se si azzerassero le primarie, chi si candirà nelle liste del Pd? Chi le redigerà?

«E' una domanda che mi pongo anche io in realtà. Penso che correranno in soccorso tutti quelli che firmano appelli, in queste ore, alla verginità del Pd e che quindi saranno candidati in automatico, e penso allo stesso modo che così sarà di quei sindaci candidati con la destra, passati nel Pd attraverso la catarsi renziana. Sono curioso di capire il percorso di quelli che tollerano che interi pezzi del ceto politico della destra passi nel Pd e però poi si dicono indignati se si fanno le primarie con un candidato che è espressione della moderazione e conservazione perbene agrigentina. E parliamo di Agrigento, città dove i candidati del centro sinistra non hanno mai passato gli ottavi di finale»

Dove sono finiti i voti del Pd agrigentino? Avrebbe dovuto vincere Bellini queste primarie: il popolo di sinistra non è stato compatto? Qualcuno sussurra che i renziani possano aver votato per Alessi.

«Il Pd alle Europee, solo ad Agrigento, ha avuto circa 3mila voti su 20mila votanti. Alle primarie su oltre 4mila schede, 800 preferenze erano per il candidato del partito. In proporzione effettivamente la percentuale non torna. Non so dire cosa sia successo, ma non escludo che pezzi del Pd agrigentino abbiano votato anche per Alessi, d'altronde non era un congresso di partito ma erano primarie. Immagino parleremo anche di questo»

Tante sono state le critiche provenienti anche da "fuori partito". Cosa si sente di dire alla classe dirigente del Pd?
«Purtroppo c'è una classe dirigente che deve avere rispetto e senso di responsabilità per una città che ha tanto, ma ha anche tanta disperazione. E questo senso di responsabilità deve esserci mantenendo la propria autonomia, senza “sirene che arrivano dal mare di Porto Empedocle”, senza questa destra che oggi pare avere al suo interno tanti censori del Pd che dopo aver trascorso anni belli con Berlusconi vogliono adesso dettare nuove regole di purezza al Pd, che è un partito complicato, complesso, ma di certo l'unico vero partito che esiste in provincia. In ogni caso, alla fine accoglierò le indicazioni che verranno da Zambuto e Raciti»

Così mentre Ferrandelli (e immaginiamo tutti gli altri venuti fuori “stroncando” la coalizione praticamente a cose fatte) esulta per quello che definisce “moto d'orgoglio di Raciti” e Firetto “tende la mano al Pd” o a parti di esso comunque, Panepinto sembra “inforcare” una prudenza che per il resto degli esponenti politici finora si è tradotta in un “fastidioso prurito” che incita a sferzanti uscite sulla stampa, in un continuo contraddittorio. E non a pochi sembra anche che la “bussola” sia ormai persa. Un chiaro sintomo dell'assenza di compattezza o quantomeno di lungimiranza, di capacità di pianificazione, sempre che il vertice regionale non fornisca una credibile chiave di lettura a quanto accaduto.

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