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Agrigento, la campagna elettorale di Zambuto e Pennica si conclude in piazza

Alla stessa ora e a poche centinaia di metri l'uno dall'altro, Marco Zambuto e Totò Pennica chiudono la campagna elettorale con le battute finali, tra i bagni di folla. Il sindaco uscente in piazza Cavour e l'avvocato penalista a Porta di Ponte

Alla stessa ora e a poche centinaia di metri l'uno dall'altro, Marco Zambuto e Totò Pennica chiudono la campagna elettorale con le battute finali, tra i bagni di folla. Il sindaco uscente in piazza Cavour e l’avvocato penalista a Porta di Ponte lanciano i loro ultimi appelli alla città e lo fanno riproponendo i temi che hanno animato la campagna elettorale di queste due settimane successive alla prima tornata. Uno gesticola, l’altro scandisce le parole. Uno dice ciò che ha fatto, l’altro ciò che non è stato fatto e che invece vorrebbe realizzare. Uno attacca i partiti, l’altro li accoglie. Le differenze che saltano all’occhio finiscono qua. Poi, uno punta il dito sull’avversario; l’altro pure.

Zambuto spiega ai cittadini ancora una volta di aver amministrato con le mani “pulite” e di aver salvato una città “ridotta in macerie”, per poi annunciare una “nuova era” dopo il voto. Tra il passato e il futuro dell’amministrazione della città vi sono però la polemica con i partiti e con la “casta”, l’attacco al segretario nazionale del Pdl, Angelino Alfano, l’affronto all’avversario, che con “finte alleanze civiche vuole riportare il governo della città in mano alla vecchia politica”. Al comizio di Zambuto era presente anche Giampiero Carta, che il sindaco uscente saluta e ringrazia pubblicamente per come ha affrontato la campagna elettorale.

A Porta di Ponte, Pennica racconta come ha vissuto l’esperienza della campagna elettorale. Chiarisce al pubblico il suo rapporto con i partiti, i motivi dell’apparentamento. “Se vinceremo sarà la svolta per Agrigento”, afferma includendo i partiti dentro l’azione di rinnovamento. Inizia poi l’offensiva rivolta al governo Zambuto. L’attacco passa dal piano amministrativo, dove Pennica elenca le debolezze del governo degli ultimi 5 anni, al piano politico e personale. “Noi abbiamo un lavoro e loro invece vivono di politica, la casta sono loro”, dice il candidato, che rincara la dose accusando Zambuto del tentativo di “demolizione mediatica dell’avversario” e di “mistificazione della campagna elettorale”.  Ma gli attacchi sono rivolti anche a Giuseppe Arnone, che promette di lasciare lontano dall’Amministrazione attiva una volta eletto.

E la lunga campagna elettorale ad Agrigento si conclude qui. Adesso non c’è più spazio per altre parole. Domani è il giorno del "silenzio elettorale". Domenica e lunedì i seggi riaprono. Una scheda, due nomi. Ora il futuro di Agrigento per i prossimi 5 anni è nelle mani degli agrigentini.

 

 

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(dbr)
 

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