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Totò Pennica con la moglie Eugenia

Totò Pennica con la moglie Eugenia

Elezioni, "Conosciamoli": Totò Pennica

Nasce ad Agrigento il 14 luglio del 1964, da una famiglia medio borghese. Prende la maturità classica presso il liceo "Empedocle" nel 1982. Si laurea in giurisprudenza. Dopo l'abilitazione apre uno studio associato occupandosi di diritto penale

 

Dopo Mariella Lo Bello, "Conosciamoli" si sposta a casa del candidato sindaco Salvatore Pennica.  Nasce ad Agrigento il 14 luglio del 1964, da una famiglia medio borghese, da padre architetto e madre insegnante di lettere. Ha una sorella, adesso insegnante al liceo classico. Prende la maturità classica presso il liceo "Empedocle" nel 1982. Si laurea in giurisprudenza. Dopo l'abilitazione apre uno studio associato occupandosi di diritto penale. Rappresentante degli studenti all'Opera universitaria ed è impegnato in politica fino al 1993, nelle file del movimento giovanile della Democrazia cristiana. Dal '95 non svolge più attività politica, dedicandosi alla professione di penalista. Sposato con Eugenia, geologa, che non svolge la sua professione per occuparsi dei due figli: Grazia, 8 anni, e Gigi, 5 anni. Si definisce un militante della Dc "anomalo", in quanto in un momento ha sostenuto contemporaneamente anche il partito radicale di Pannella. Muove i primi passi in politica con volti noti della politica agrigentina, tra questi Angelino Alfano, Marco Zambuto, Totò Cuffaro e Saverio Romano. Oggi alcuni di questi sono suoi alleati, altri avversari.
 - Descriva la persona Totò Pennica. 
"Un uomo semplicisticamente descritto come poco simpatico. Un po' introverso. Un uomo felice che ha una bellissima famiglia, una professione che ama, una moglie che adora e dei figli splendidi. Appagato e chi mi conosce poi si ricrede anche sulla simpatia".
 
 - Da un mese a questa parte Totò Pennica è in campagna elettorale. In che modo è cambiata la sua vita, le sue abitudini, i suoi hobby e il suo lavoro?
"In questo mese è cambiato il fatto che non ho più messo piede allo studio, per il resto è lo stesso dispendio di energie. Esco la mattina e torno a notte fonda. Non vedo i miei figli, ma ho l'abitudine di dare un bacio a loro due e a mia moglie quando torno anche se dormono".
 
 - Come ha reagito la sua famiglia alla decisione di candidarsi a sindaco?
"Non ha gradito molto. Mia moglie era contraria e i miei figli sono troppo piccoli per poter dare il loro giudizio. Una volta fatta la scelta, però, mia moglie ha deciso, come sempre, di essere al mio fianco e di questo gliene sono grato".
 
 - Lei lancia la sua disponibilità a candidarsi già lo scorso 7 gennaio. Quali sono i motivi che l'hanno spinta a scendere in campo?
"Il motivo è quello di essere alternativi ad un'amministrazione che ha solo promesso e non mantenuto. L'idea di vivere in un'Agrigento dove il diritto non sia necessariamente un favore e dove ci sia un sindaco che amministri e che non faccia politica". 
 
 - Una candidatura che nasce da una spinta personale, in modo autonomo. Viene proposta in primis al movimento civico Epolis che accetta e la rende ufficiale il 4 marzo, entrando in campagna elettorale da solo con il Comitato. Dopo tentennamenti e silenzi stampa si prende la decisione di aprire ai partiti. Si registrano così le adesioni di Grande sud, Pdl e Pid. Si passa dunque dal cavalcare il vento dell'anti-politica al rapporto ravvicinato con i partiti.
"La candidatura nasce all'interno di un movimento civico e mantiene un tratto distintivo. Non ho messo all'incanto la mia candidatura. Avrei preferito un laboratorio politico ad Agrigento e l’avevo immaginato perché in questa città c'è anche il segretario nazionale del maggiore partito. Sapevo bene, quindi, che lui non avrebbe dovuto chiedere il permesso a nessuno per consentire una larga convergenza sulla candidatura civica di Pennica e ho immaginato una sorta di Governo Monti con la convergenza del Pd. C'ero quasi riuscito perché a un certo punto mi sono ritrovato al centro delle medesime convergenze del Pd e del Pdl. Poi il Pd ha scelto degli alleati e li ha scelti per vincere. Alfano ha fatto la propria scelta che io ho accolto e con lealtà sto rispondendo con altrettanta lealtà. Tuttavia io voglio amministrare e non fare politica. Il mio rapporto con i partiti è un rapporto programmatico ed elettorale, non di interesse politico. Non sarò candidato alle regionali né alle nazionali né in alcuna competizione che ci sarà nel corso della mia sindacatura. Servirò solo Agrigento. Sto intraprendendo questo percorso con questi partiti, ma avrei potuto servirla anche con altri; e non è escluso che possa farlo se vado al ballottaggio".
 
 - Attualmente tutto il centrodestra è compatto sulla sua candidatura. Qualcuno, come Angelo Capodicasa, ha affermato che Pennica è il classico candidato del centrodestra. Lei come commenta?
"Capodicasa è quell'uomo intelligente che ho sempre descritto e fa un'affermazione da deputato del Pd e da uomo del centrosinistra, ma in cuor suo sa che Pennica è e rimarrà un uomo libero. Me l'ha confidato in privato ed era uno dei motivi per i quali mi aveva prescelto".
 
 - Dall'inizio di questa campagna elettorale cosa si rimprovera?
"Si va avanti per luoghi comuni, attraverso le distinzione e le antinomie. Simpatico, antipatico; intelligente, non intelligente; di destra, di sinistra; contro, a favore. Mi rimprovero che la politica è ridotta a uno slogan e tentare di ragionare diventa una categoria distinta. La politica ad Agrigento è quasi diventata un cabaret e mi rimprovero di poter diventare un cabarettista anch'io. Dal punto di vista strategico penso, invece, che sarebbe stato facile non apparentarsi con nessun partito perché la deriva dell'amministrazione Zambuto ha portato ormai al qualunquismo dell'anti-politica, quindi è più facile dire tutti contro tutto. E ciò avrebbe potuto consentirmi più consensi. Il fatto è che al giorno delle elezioni non avrei potuto mantenere questo. Strategicamente può creare qualche problema, ma è indice di serietà e gli agrigentini potranno stare sicuri che non cambierò 48 assessori in cinque anni".
 
 - Pennica rappresenta in qualche modo l'anti-Zambuto?
"Preciso intanto che sono amico personale di Marco. Sono stato quello che lo ha candidato nel 1990 all'elezioni universitarie. Candidato, voluto e sostenuto nel 1993 nella lista della Democrazia cristiana e contribuito a eleggerlo, piazzandolo quinto degli eletti: il più giovane consigliere comunale della Dc, 256 voti. Poi l'ho seguito in tutto il suo iter politico. Zambuto per me è il fratello minore che non ho avuto e quindi per me era inimmaginabile che io potessi un giorno essere alternativo a Zambuto. Oggi sono candidato perché Zambuto cinque anni fa ha espresso su questa città un sogno, che era quello di amministrarla e liberarla. E' un sogno che si è infranto. Ho parlato con lui prima della mia candidatura e gli ho detto che c'era margine per recuperare questa cattiva politica. Ma ho capito che Zambuto non dà più retta a nessuno, ha fatto della politica il viatico per arrivare in Parlamento. Non ascolta più, gli interessa solo trovare un'occupazione. Ogni sera lo chiamo, ma da una settimana a questa parte non mi risponde più e questa è la cosa che più mi rimprovero in questa campagna elettorale. Politicamente è molto bravo, come amministratore rasenta appena la sufficienza".
 
 - Qual è l'errore che lei ha paura di commettere?
"Di dare un'immagine di me stesso diversa da quella che in realtà è. Di fare trasparire all'esterno cose diverse da quelle che poi sono alla base della mia candidatura. C'è una cosa che mi è dispiaciuta tantissimo: partecipando al dibattito nella chiesa di San Gregorio ho parlato delle ragioni personali della candidatura e l'ho fatto con naturalezza, con schiettezza e un sito giornalistico ha ripreso queste ragioni e le ha strumentalizzate facendo polemica. Ho paura di essere sincero in questa città, perché presentarsi e dire ciò che si pensa non sempre paga, ma non rinuncio ad essere me stesso da candidato o da sindaco. Se devo mandare a quel paese qualcuno lo farò, così come se dovrò difendere qualcuno e andare controcorrente, incurante che questo possa anche essere impopolare dal punto di vista politico. In caso di vittoria la mia paura è quella di non poter essere all'altezza della situazione, ma mi sono posto due paletti. Il primo è che rinuncerò all'indennità di sindaco per i primi 24 mesi, devolvendo il mio stipendio alle associazioni di volontariato di Agrigento; il secondo è che se nei primi 24 mesi, dopo aver lavorato gratuitamente a servizio della città come sindaco, non avrò abbattuto le barriere architettoniche, mi alzo, mi dimetto e me ne vado senza chiedere il permesso a nessuno".
 
 - Una parola per descrivere ciascuno dei suoi quattro avversari di questa competizione elettorale.
"Peppe Arnone, simpatico; Mariella Lo Bello, esuberante; Giampiero Carta, rigoroso; Marco Zambuto (dopo una manciata di secondi), politicante.
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