Amministrative: la città ha scelto di non decidere, è il momento dei "mea culpa"

Tanto astensionismo, e anche qualche dato che stupisce: alla fine le fusioni a freddo a sostegno di Micciché, come era facile immaginare, non hanno portato i risultati attesi

(foto ARCHIVIO)

Le urne hanno deciso, Franco Miccichè è il nuovo sindaco di Agrigento. I numeri però impongono ad alcune riflessioni, a partire dal pesantissimo astensionismo: solo il 42,62% ha votato, con una perdita netta di elettori del 20% circa rispetto al lontano 2012, l'ultima volta che due candidati sindaco si erano confrontati in modo "diretto" dopo il primo turno. E questo è un primo dato che porta con sè alcune valutazioni importante, soprattutto per gli operatori della politica:

Il primo è che gli apparentamenti non spingono le persone ad andare alle urne, né portano a risultati elettorali clamorosi. Le fusioni a freddo, banalmente, non funzionano. Se è vero che a primo turno c'è sempre la spinta dei candiati al consiglio comunale con il loro codazzo di zii, parenti, cugini e nipoti, è anche vero che questi numeri configurano una diserzione di massa rispetto a una settimana fa poco giustificabile se si considera l'ampienza dello schieramento al fianco di Micciché, il quale ha perso per strada circa 2400 voti solo per quanto riguarda le preferenze dirette, senza parlare dei 3500 voti di lista di Forza Italia, i 2143 di Fratelli d'Italia e i 1891 di Diventerà Bellissima, che finiti nel calderone del ballottaggio non è chiaro quanto abbiano pesato. Probabilmente poco.

Franco Micciché a valanga su Lillo Firetto: è lui il nuovo sindaco di Agrigento

Il secondo è che è finito (certamente per fortuna) il potere dei maggiorenti sui voti di preferenza: la chiamata alle urne non funziona più, nonostante stamattina mattina ci risulti un impegno capillare e marcature a "uomo" per portare le persone ai seggi, che in realtà non si sono mosse.

Il terzo, probabilmente il peggiore, è che gli agrigentini sono sempre meno interessati a svolgere la propria parte nella contesa elettorale, e questo non è verosimilmente frutto di una scarsa sensibilità o addirittura di antipolitica, ma forse piuttosto di un problema di offerta politica, che non ha saputo differenziarsi davvero, indicare con precisione se - e quale - discontinuità si aveva effettivamente con il passato eccetera.

Il tentativo - tardivo - di sollecitare il confronto e l'esposizione dei programmi solo nella fase del ballottaggio verosimilmente non ha scosso molto le coscienze.

Città in festa per Franco Micciché, arrivano carabinieri ed esercito per impedire gli assembramenti

Ma che città troverà Micciché al momento dell'insediamento? Palazzo dei Giganti ha ancora tante crepe (alcune tutt'altro che metaforiche), ha uffici sempre più vuoti a causa dell'invecchiamento dei propri dipendenti, e una lunga serie di problemi insoluti: dalla razionalizzazione del servizio di raccolta differenziata al ripristino del decoro cittadino (forse tra i pochi temi per gli avversari di Firetto in questo mese) passando dalle questioni urbanistiche come l'aggiornamento del Prg e l'adozione di piani come il Pudm, l'approvazione degli strumenti contabili mancanti (che oggi bloccano, ad esempio, l'uso dell'imposta di soggiorno) e - esigenza che si fa sempre più pressante - la necessità di dare risposta ad intere fasce della popolazione che oggi sono in ginocchio a causa della crisi e che  hanno bisogno di un aiuto più immediato e "tangibile" di quello finora offerto dal Municipio. Ha però anche tanti cantieri avviati, progetti approvati e questioni da definire. 

Il lavoro è tanto, speriamo ci siano i risultati.

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