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Lunedì, 2 Ottobre 2023
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Assemblea regionale, ecco chi non è stato eletto: tante le "bocciature" eccellenti

Pur precisando che mancano ancora una cinquantina di sezioni, risultano evidenti alcuni risultati inattesi rispetto a "big" delle preferenze

E' un'Assemblea regionale (quasi) "copia carbone" quella venuta fuori da quest'ultima tornata elettorale. Anche se lo spoglio è ancora fermo ad una manciata di sezioni dalla fine (e non è chiaro quando terminerà) ormai non solo è chiaro chi potrà sedere tra gli scranni di Sala d'Ercole, ma soprattutto chi è rimasto fuori, a volte nonostante un risultato personale a tre zeri.

Intanto partiamo dai nuovi deputati regionali agrigentini: due gli eletti con il listino, Riccardo Gallo Afflitto e Serafina Marchetta; Margherita La Rocca Ruvolo; Angelo Cambiano; Carmelo Pace, Michele Catanzaro, Roberto Di Mauro e Giusi Savarino.

Molto più lunga è ovviamente la lista di chi non è stato eletto, partendo da tre uscenti. Uno di questi è l'ex deputato di Prima l'Italia Carmelo Pullara che ha portato a casa oltre ottomila voti personali, ma con una lista che si è fermata un passo indietro a quella degli Autonomisti, con affermazioni personali come quelle dei sindaci Carmelo D'Angelo (3.110 preferenze) e Sabrina Lattuca (1.414).  

Fuori, con delusione palese e pubblica, anche il deputato del Movimento 5 Stelle Giovanni Di Caro. "Pochi voti presi nella mia città, Favara. Cercherò di capirne le ragioni, dove ho sbagliato e cosa potevo fare e non ho fatto. Una paio di giorni di riposo, poi tornerò al mio lavoro nella mia città, che continuerò ad amare e servire", ha scritto su Facebook. Deludente il risultato di lista, certamente: poco oltre 8mila preferenze, con solo Di Caro e Cambiano - poi eletto -, che hanno raccolto consensi rilevanti. Da segnalare inoltre i 1700 voti circa anche del consigliere comunale Salvo Ersini.

Nessuna rielezione anche per l'ex deputato del Movimento 5 Stelle, poi Attiva Sicilia e poi Fratelli d'Italia, Matteo Mangiacavallo, che si ferma ad appena 459 preferenze. Dentro la lista della Meloni si segnalano comunque i risultati di Giovanni Di Caro (dato come il candidato espressione del gruppo di Lillo Pisano) che porta a casa 2.243 voti e Liliana Marchese Ragona che ottiene 1465 voti.

Sicuramente da rivedere il risultato ottenuto invece da un "grande atteso" della politica agrigentina, l'ex deputato e presidente della provincia Vincenzo Fontana che si è fermato sotto quota duemila voti (risultato parziale, ovviamente) in una lista, quella di Forza Italia, da oltre 17mila preferenze. La metà, circa, di quanto raccolto dal consigliere comunale di Canicattì Luigi Salvaggio.

Battaglia a colpi di voto dentro la Nuova Dc di Salvatore Cuffaro, con il consigliere comunale favarese Salvatore Fanara (oltre cinquemila preferenze, di cui oltre 3mila nella sua città) che deve cedere terreno all'ex sindaco crispino Carmelo Pace che porta a casa più di 7mila voti, con la lista che è ad oggi quella con più preferenze, ben 18.535. 

In grande difficoltà, come del resto su base regionale, il Partito Democratico: se Catanzaro è stato rieletto, sono numeri davvero irrisori quelli ottenuti dai componenti della lista a partire dall'ex sindaco di Lampedusa  Totò Martello, che si ferma sotto quota mille voti.

In coda, una nota metodologica: al momento le sezioni scrutinate sono 451 su 510. Mancano all'appello tutte quelle di Agrigento e di Burgio. Nel primo caso, evidentemente, si tratta di dati che possono influenzare anche in modo significativo i risultati soprattutto dei candidati del capoluogo.

La Regione: colpa dei Comuni se i dati non sono ancora ufficiali

"A causa di dati incompleti e/o errati trasmessi da alcuni Comuni, l'Ufficio elettorale della Regione non può ancora procedere alla comunicazione definitiva della ripartizione dei seggi in tutta la Sicilia. In particolare, mancano ancora all'appello 226 sezioni (sulle 5.298 complessive) nelle seguenti province: Agrigento (2, nel capoluogo), Caltanissetta (2 a Villalba), Palermo (6 a Marineo), Siracusa (215 tra Avola, Lentini, Noto e nel capoluogo); Trapani (1 a Misiliscemi)".

Lo comunica il dipartimento regionale delle Autonomie locali che, di fatto, annuncia lo stop all'aggiornamento dei dati caricati sul portale della Regione in attesa che giungano informazioni definite. 

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