Covid-19 e rinvio delle amministrative, 32 sindaci: "Se salta la proroga dei mandati serviranno 61 commissari straordinari"

Gli amministratori agrigentini hanno scritto una lettera-appello al presidente dell'Ars Gianfranco Micciché: "L'emendamento è inammissibile, se non si arriva al ritiro il voto in aula avvenga in modo palese e non segreto"

Proroga del mandato sindacale e consiliare per altri 6 mesi nei Comuni che erano prossimi al rinnovo delle cariche elettive? C'è un emendamento, presentato dal deputato Eleonora Curto che è il capogruppo dell'Udc all'Ars, che si oppone alla proroga e impone, di fatto, la nomina di altrettanti commissari straordinari. Un emendamento che sembra non andare giù ai sindaci agrigentini e non solo visto che il consiglio regionale dell'Anci Sicilia s'è già mobilitato. 

Coronavirus e Amministrative 2020, altro rinvio dalla Regione: si voterà in autunno

I sindaci di quasi tutto l'Agrigentino hanno scritto al presidente dell'Ars Gianfranco Micciché. "E' una scelta inopportuna rispetto al grave momento che stiamo vivendo a causa dell’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo intero. In queste settimane abbiamo potuto constatare come la figura del primo cittadino sia stata punto di riferimento per tutti gli abitanti delle nostre città - hanno evidenziato - . Va da sé che privare i cittadini di una guida, nelle settimane a venire, potrebbe vanificare tutti gli sforzi fatti fino ad ora". A siglare la lettera- appello sono stati i sindaci Peppe Pendolino di Aragona, Franco Valenti di Santa Margherita Belice, Peppe Portella di Ioppolo Giancaxio, Marilena Maugeri di Menfi, Francesco Cacciatore di Santo Stefano Quisquina, Franco Matinella di Burgio, Giovanni Picone di Campobello di Licata, Milko Cinà di Bivona, Pino Spinelli di Calamonaci, Ettore di Ventura di Canicattì, Salvatore Dazzo di Lucca Sicula, Carmelo D'Angelo di Ravanusa, Maria Grazia Brandara di Naro, Stefano Castellino di Palma di Montechiaro, Giovanna Bubello di Alessandria della Rocca, Calogero Cattano di Caltabellotta, Franco Martorana di Cianciana, Domenico Gueli di Santa Elisabetta, Margherita La Rocca di Montevago, Carmelo Panepinto di San Giovanni Gemini, Francesca Valenti di Sciacca, Alfonso Provvidenza di Grotte, Anna Alba di Favara, Ida Carmina di Porto Empedocle, Pino Galanti di Licata, Santo Borsellino di Cattolica Eraclea, Domenico Balsamo di Villafranca Sicula, Angelo Tirrito di Sant'Angelo Muxaro, Vincenzo Maniglia di Racalmuto, Leonardo Ciaccio di Sambuca di Sicilia, Antonio Francesco Badalamenti di Castrofilippo e Caterina Scalia di Montallegro.

Mancano le firme - trattandosi dei Comuni agrigentini interessati dalla tornata elettorale - dei sindaci di Agrigento, Ribera, Camastra, Cammarata, Casteltermini, Raffadali, Siculiana e Realmonte.

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"Si tratta di un emendamento inammissibile che, tra l’altro, si discosta dal volere del Governo centrale il quale ha già previsto la proroga delle cariche, fissando lo svolgimento del turno elettorale fra il 15 settembre e il 15 dicembre 2020. Proroga che consentirebbe anche agli amministratori dei Comuni interessati di fronteggiare l'emergenza sanitaria e socio economica" - hanno scritto i 32 sindaci agrigentini - . Al presidente dell'Ars Gianfranco Micciché i sindaci agrigentini chiedono di dichiarare "l'inammissibilità dell'emendamento; in subordine di proporre all’onorevole Lo Curto il ritiro dell’emendamento presentato e qualora non acconsentisse al ritiro che il voto in aula avvenga in modo palese e non segreto. Se l’assemblea regionale sarà favorevole all’approvazione di questo, ci conceda il termine, obbrobrio, i cittadini dei 61 Comuni coinvolti hanno - dicono chiaramente i sindaci agrigentini - il diritto di sapere chi ha votato a favore e chi no. Presidente, lei è garante dei diritti della maggioranza e dell’opposizione ma anche, e soprattutto, garante della trasparenza. Ed è proprio al principio della trasparenza che ci appelliamo affinché qualsiasi scelta l’assemblea regionale si appresti a fare sia fatta alla luce del sole e sia valutabile dagli elettori siciliani nei cui confronti noi sindaci ci siamo messi a servizio dal primo giorno del nostro insediamento. Ed è proprio questo che pretendiamo dall’assemblea regionale, che il suo agire sia mosso esclusivamente a vantaggio del bene collettivo e non mortifichi - hanno concluso - un ruolo istituzionale, oggi più che mai, in prima linea al servizio delle comunità locali".
 

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