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Cuffaro sotto attacco per il simbolo della Dc: "Non mi preoccupa chi esiste solo sulla carta"

Dopo il successo alle ultime Amministrative siciliane, l'ex presidente della Regione è stato diffidato dal "Partito storico della Democrazia Cristiana" per l'uso del nome della lista e del logo con lo scudo crociato. La portavoce Scaravaggi: "Un atto di ingannevole e presuntuosa propaganda"

All’indomani del primo turno delle elezioni amministrative in Sicilia, tanto si è detto a proposito del grande ritorno della Dc e di Totò Cuffaro. I riflettori accesi sulle liste e sul simbolo, però, hanno attirato l’attenzione del "Partito storico della Democrazia Cristiana", riaprendo una vecchia querelle sull’identità e l’appartenenza. "Duole dover constatare che Totò Cuffaro, nonostante diverse nostre diffide e a dispetto delle sentenze emesse dall’Autorità Giudiziaria, continui indebitamente a fare attività politica, usurpando la nostra identità, ovvero quella della Democrazia Cristiana", afferma la portavoce nazionale della Democrazia Cristiana, Sabina Scaravaggi. Dura la replica dell'ex presidente della Regione: "Trovo un minuto di tempo per rispondere a queste persone - dice a PalermoToday - che sono il nulla del nulla, una fantomatica presenza cartacea. Quando avranno la possibilità di presentare una lista (e so con certezza che non avverrà mai!) allora discuteremo. Fino ad allora, di loro non mi preoccupo. La Democrazia Cristiana è degli elettori".

Una polemica, quella sul logo della Dc, che negli anni ha creato diversi schieramenti tra gli eredi dello storico partito e che più volte è finita anche in tribunale, con esiti sempre differenti. "In diversi proclami - prosegue - Cuffaro con toni epici ha fatto riferimento a una rinascita, a un ritorno della DC, autoriconoscendosi ruoli e meriti che purtroppo non ha. Di quale rinascita parla? La Democrazia Cristiana esiste già e non necessita di alcuna rifondazione”. A fondamento della propria posizione, Scaravaggi ricorda una sentenza delle Sezioni unite della Corte di Cassazione (sentenza 25999/10) secondo cui la Democrazia Cristiana è da riconoscersi unicamente con l’originaria struttura identificata negli iscritti del 1993 e oggi facenti riferimento al Segretario Nazionale Franco De Simoni. "A chiunque altro - dice la portavoce - rimane interdetto sia l’utilizzo dello storico simbolo dello scudo crociato sia quello della dizione Democrazia Cristiana".

In vista dei prossimi appuntamenti elettorali in Sicilia, Scaravaggi conclude con un monito: "La scelta di Totò Cuffaro di scendere in campo con un logo che ricorda fin troppo quello originale e spendendo il nome del nostro partito è un atto di ingannevole e presuntuosa propaganda. Non è etico fare proseliti sfruttando il nome di qualcun altro, raccogliere consensi spacciandosi per chi non si è; non è questo il modo di stare in politica. Invitiamo personalmente Cuffaro a desistere dai propri intenti, a continuare pure nella sua attività di propaganda, ma spendendo il proprio nome e non quello della Democrazia Cristiana".

Ricordando che il logo presentato alle ultime Amministrative non è esattamente quello storico, Cuffaro tira dritto per la sua strada e afferma: "Non so come prendere le loro ridicole diffide, sono una semplice presenza cartacea. La Dc è solo e soltanto di chi la vota".

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